venerdì 6 ottobre 2017

Lectio Divina - XXVII Domenica Tempo Ordinario



La Lectio Divina è tratta dal libro
"Lectio Divina" (2016), Ed. Vita Carmelitana
P. Anastasio Francesco Filieri O Carm
Commento filatelico dell'Avv.to Francesco Gatto


XXVII Domenica del Tempo Ordinario - Anno A Dal Vangelo secondo Matteo (Mt. 21,33-43) 
33 Ascoltate un’altra parabola: “C’era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi l’affidò a dei vignaioli e se ne andò. 34 Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto. 35 Ma quei vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l’altro lo uccisero, l’altro lo lapidarono. 36 Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, ma quelli si comportarono nello stesso modo. 37 Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio! 38 Ma quei vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l’erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l’eredità. 39 E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l’uccisero. 40 Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei vignaioli?”. 41 Gli rispondono: “Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo”. 42 E Gesù disse loro: “Non avete mai letto nelle Scritture: ”La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d’angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri” ? 43 Perciò io vi dico: “Vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare”.

Breve esegesi
 
Questa parabola, come altre similari, attesta la rottura di Gesù con i capi del popolo: sommi sacerdoti e farisei, perché proclamata nel tempio. Lo fa in prossimità della sua condanna a morte. Nel racconto della vigna vi è un ripercorrere la storia della salvezza operata da Dio Padre. I servi mandati dal padrone della vigna sono configurati ai profeti che, inviati dal Padre, hanno dispiegato il disegno di salvezza che Dio ha preparato per il suo popolo. Gli israeliti sono configurati ai vignaioli che hanno perseguitato i profeti. Gesù si identifica nel figlio mandato dal padrone della vigna, il Padre, e messo a morte. “Lo portarono fuori della vigna e l’uccisero”. È chiara allusione alla morte di Cristo, che ebbe luogo “fuori della città”. Ogni sentenza di morte, secondo la legge mosaica, veniva eseguita fuori della città, specie per i bestemmiatori, motivo per cui il sinedrio condannò Gesù. Anche Lui è la testata d’angolo che regge l’edificio della Chiesa. La conclusione configura l’esclusione del popolo eletto dal regno di Dio e dato ai pagani che lo abiteranno e lo faranno fruttificare.

Meditazione pregata
 
Cristo Gesù, hai pianto sulla città che di lì a poco ti avrebbe addossato la croce: ”Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e quanti sono mandati da Dio, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come la gallina raccoglie i suoi pulcini e tu non hai voluto”. Ti sei così rivolto a quanti governavano il popolo: anziani e sommi sacerdoti. La parabola delinea chiaramente la storia passata e prossima del rapporto tra gli inviati da Dio e Israele; più ancora, Cristo Signore, hai affermato che il loro vanto di avere avuto profeti inviati da Dio era accomunato al fatto che gli stessi loro padri li avevano uccisi. Con te la storia si ripete. Israele ha spesso interrotto il rapporto con YHWH adorando e offrendo sacrifici agli idoli. Dio Padre è intervenuto per mezzo dei profeti per ristabilire il patto: “Voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio”. Cristo Gesù, la storia del rapporto tra Creatore e creatura si è sempre ripetuta fin dagli albori della creazione. I nostri progenitori hanno mal sopportato l’obbedienza e la sottomissione al Creatore. La tentazione del “diventerete come Dio” è perenne e accattivante suggestione. L’antico Israele è stato provato con carestie, persecuzione di popoli ed esili, a causa della disobbedienza e dell’idolatria. Il Padre ha inviato i profeti, che hanno dispiegato al popolo il suo disegno di salvezza, per distoglierlo dall'adorare dei stranieri e attenersi al patto consacrato sul Sinai. La sorte dei profeti, servi del Signore, mandati nella sua vigna, ha anticipato la tua. Tu, non più servo, ma Figlio di Dio mandato dal Padre nella sua vigna, sarai messo a morte. Fa che la storia non si ripeta con il tuo nuovo popolo, con cui hai stabilito un nuovo patto fondato sul tuo sangue, sparso sulla croce. Sii Tu nostro pastore, introduci tutti noi alla partecipazione del tuo Regno.

Per la vita 

Per attualizzare la parabola si può configurare, al limite e per iperbole, il rapporto tra coloro che reggono le sorti della Chiesa e il popolo di Dio composto da clero e laici, questi ultimi poco valorizzati e a volte sottomessi. Gesù ai suoi discepoli, inviati ad annunziare il Vangelo del regno, ha detto di non attendere a se stessi, di non approvvigionarsi di bisaccia, calzari, bastone o altro. Poveri e nudi, ricchi solo della gioia del mandato conferito e di sapere che i loro nomi sono scritti in cielo. A quanti sono oggetto dell’annunzio evangelico, Gesù propone che siano accolti e si prestino a condividere quanto è in loro possesso, perché l’operaio evangelico è degno della mercede. Non si può non affermare che le comunità parrocchiali molto spesso non si configurano come vero popolo di Dio nella varietà dei suoi ministeri, dei suoi carismi, nella comunione dei membri, come ha proclamato il concilio, perché gli stessi sono distribuiti e assommati senza corresponsabilità ecclesiale laicale, conferita a ogni battezzato, per essere “membro vivo del suo corpo che è la Chiesa”. Si evidenzia così la comunione operosa di tutti i suoi membri, senza lasciare a questi ultimi la manovalanza.


venerdì 29 settembre 2017

Lectio Divina - XXVI Domenica Tempo Ordinario



La Lectio Divina è tratta dal libro
"Lectio Divina" (2016), Ed. Vita Carmelitana
P. Anastasio Francesco Filieri O Carm
Commento filatelico dell'Avv.to Francesco Gatto


XXVI Domenica del Tempo Ordinario - Anno A Dal Vangelo secondo Matteo (Mt. 21,28-32)

28 ”Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: “Figlio, va’ oggi a lavorare nella vigna”. 29 Ed egli rispose: “Sì, signore”; ma non andò. 30 Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò. 31 Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?”. Dicono: “L’ultimo”. E Gesù disse loro: “In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. 32 È venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli”.

Breve esegesi 

Le parabole del vangelo di Matteo evidenziano il contrasto e la rottura di Gesù con i capi religiosi di Israele: sommi sacerdoti e farisei che attendono alla liturgia del tempio e all'osservanza della legge. Di costoro Cristo Gesù ebbe a dire che “dicono e non fanno”, facendosi solo maestri del popolo di Dio e non osservanti dello spirito della legge di Dio. Onorano Dio con le labbra, ma il loro cuore è lontano. Costoro sono configurati al Figlio che in parole è obbediente al Padre, ma il suo cuore, l’adesione al volere concreto del Padre, è lontana da lui. Il secondo fratello è configurabile ai pagani, ai lontani da Dio, che rientrati in se stessi e, ascoltata la parola del regno, si sono convertiti, sono entrati nella vigna del Signore, hanno lavorato nella vigna e per la vigna. Configurabili a Maria di Betania che unse i piedi a Gesù, alla Maddalena cui il Signore tolse in lei il dominio degli spiriti, a Giuseppe d'Arimatea, facente parte del Sinedrio che condannò Gesù, ma dopo lo schiodò dalla croce. La parabola si presta alla duplice sintesi: essere davanti a Dio in spirito e verità e con tutta la propria umana fragilità o apparire davanti agli uomini nella falsità del cuore e della mente.

Preghiera 

Cristo Gesù, siamo adusi a vederti rassicurante verso tutti e tutto, lenitivo nelle nostre sofferenze, pronto a soccorrere le nostre fragilità, a perdonare i nostri peccati. E’ il modo con cui ti riduciamo a noi. Eppure Tu hai affermato che sei venuto a portare la guerra, a dividere, per fare chiarezza tra verità e manipolazione, per abbattere formalismi e apparenze ingannatrici. Tu conosci il cuore dell’uomo e vuoi che a te rispondiamo e non all'uomo da ingannare. Ci vuoi trasparenti, puri di cuore, posti sempre dinanzi a te e al tuo Vangelo per renderti ragione nelle relazioni, come nei comportamenti. Ci hai insegnato che il nostro sì deve essere sì, e il no, essere no. Ed hai aggiunto che il resto è dal maligno. Mentre il tuo Vangelo ci attrae e ci fa respirare l’aria del tuo regno, noi siamo immessi in un mondo che va sempre più distaccandosi dalla matrice cristiana. Nuovi bisogni, nuovi interessi, eterne evoluzioni ci inoltrano in realtà, in cui siamo facilmente portati alle mediazioni con questo mondo, finanche a compromessi o, contro il tuo stesso volere, a sottomissioni. A volte ci ritroviamo negli atteggiamenti di coloro cui hai rivolto la parabola dei due figli: improvvido e penitente il primo, compiacente e falso assieme verso il padre il secondo. Dinanzi al potere romano hai affermato, impavido, mentre stavi per essere giudicato, che chiunque è dalla verità ascolta la tua voce. Che forte e prorompente la tua voce, quando dobbiamo rendere ragione di quanto lo Spirito di verità ci suggerisce, e donaci anche quella fortezza che è uno dei sette santi doni dello Spirito Santo, da te promessoci, quale assistente e difensore. Sia sempre lui a proporci le tue vie, a reggere il confronto con il mondo, a riempirci del tuo spirito e rendere ragione della speranza che è in noi. 

Per la vita 

“Il vostro si, sia sì e il vostro no sia no”. Il vangelo del regno ci pone davanti alla verità che è da Dio nei nostri comportamenti, onde rendere ragione a lui e non agli uomini, a differenza del mondo giudaico che attendeva alle formalità comportamentali della legge di Dio. Ricordiamo il “quando fai l’elemosina non suonare la tromba, il Padre tuo che vede nel segreto ti ricompenserà”. Dio vede e giudica le intenzioni del cuore e ci chiede ragione di quanto operiamo presso gli uomini, solo per la testimonianza del suo nome: ”Perché vedano le vostre buone opere”. Inoltre la parabola ci impegna ad avere il coraggio delle nostre scelte, sapendole motivare. Ci invita a non avere la “restritio mentis”, la riserva mentale con cui affermiamo una cosa, per opportunità o opportunismo, diversa da quanto abbiamo in mente. La parabola ci incita ad avere Dio verità cui rendere ragione ed esserne il riflesso. Questa è una lettura della parabola, perché in modo primario si riferisce all'antico popolo di Dio che non ha voluto lavorare nella vigna del Signore, a differenza dei pagani: “Vi sarà tolto il regno di Dio e dato a un popolo che lo farà fruttificare”.


venerdì 22 settembre 2017

Lectio Divina - XXV Domenica Tempo Ordinario



La Lectio Divina è tratta dal libro
"Lectio Divina" (2016), Ed. Vita Carmelitana
P. Anastasio Francesco Filieri O Carm
Commento filatelico dell'Avv.to Francesco Gatto



XXV Domenica del Tempo Ordinario - Anno A Dal Vangelo secondo Matteo (Mt. 20,1-16)

1”Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. 2 Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. 3 Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati 4 e disse loro: “Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. 5 Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto. 6 Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi”? 7 Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella mia vigna”. 8 Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama gli operai e da’ loro la paga, incominciando dai primi”. 9 Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. 10 Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero un denaro per ciascuno. 11 Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo: “12 Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. 13 Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? 14 Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te. 15 Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono”? 16 Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi”.

Breve esegesi 

Il brano evangelico precedente afferma che molti degli ultimi saranno i primi e i primi gli ultimi. La parabola si presta a diverse letture. Anzitutto i primi ad essere chiamati nella vigna del Signore sono stati i giudei, scelti da Dio e da lui proclamati suo popolo, ma divenuti ultimi nel far parte della vigna del Signore, preceduti dai pagani. Questi ultimi hanno accolto il vangelo del regno, mentre i giudei si sono attardati nella promessa di un regno messianico. Altra lettura riguarda i capi del popolo, configurati ai primi, che si sentivano privilegiati perché ottenevano la giustificazione basata sull’osservanza delle opere della legge,a differenza degli impuri, dei peccatori. Cristo Signore dirà ai farisei:”I peccatori e le prostitute vi precederanno nel regno dei cieli”. La parabola ha anche una finalità escatologica. Altra lettura è la ricompensa non dovuta alla primogenitura o altro, ma tutto è dono di Dio, che ricompenserà secondo i criteri della sua misericordia. Altra lettura in campo sociale. Tutti hanno uguale diritto al lavoro e a una giustizia giusta, che sovviene e attende alle necessità delle persone, delle famiglie e non a criteri asettici, legali.

Meditazione pregata 

Cristo Gesù, hai parlato in parabole per proclamare il tuo regno ai figli di Abramo, operai della prima ora. A quelli come Giovanni Battista, che ha preannunziato il tuo Regno, invitando ad accoglierlo penitenti e convertiti, ha intimato di non sentirsi giustificati per discendenza. Hai aperto ad ogni uomo la possibilità di entrare nella tua vigna, lavorare per il tuo Regno e ottenere la stessa ricompensa. In te si dissolve ogni privilegio, ogni preferenza di persone o di popolo: “Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò”. La tua preferenza c’è stata e c’è, ma è per gli ultimi, per coloro cui meno abbiamo dato in dignità di vita, in accesso ai beni. Tu sei venuto a marchiare i nostri egoismi, le volontà di emarginare per emergere, accaparrare per noi e sottrarre ad altri. Mistero del tuo amore, vergogna per noi. Al di là della interpretazione della parabola quale partecipazione al tuo regno, intravvediamo il rapporto tra giustizia e carità. Agli operai chiamati alla prima ora hai dato lo stesso emolumento degli ultimi. Dare a ciascuno il suo può essere discriminante e sperequativo, se non tutti sono stati posti nelle stesse condizioni favorevoli. La stessa giustizia può essere discriminante, se la carità, l’amore di benevolenza non attende alla condizione della persona, per supplire all'ingiusta giustizia. Hai concluso la parabola affermando: “Io sono buono”. Qui ritroviamo il tuo occhio divino posto su quanto il nostro mondo disattento ed egoistico ha motivo, come gli operai della prima ora, di ribellarsi. Tu donaci sempre il tuo occhio e quel supplemento di amore da immettere nelle umane vicende, perché la parabola evangelica stia sempre lì a testimoniare che il tuo Regno è alternativo a questo mondo, da cui guardarci.

Per la vita 

I criteri divini sono impenetrabili, corrispondono ai suoi disegni misteriosi, non configurabili ai nostri metri, alle nostre umane categorie. La parabola è fondamentale per la comprensione del Vangelo del regno, che ribalta i criteri giudaici e umani. 
La luce che ci dà il Vangelo è il senso profondo delle verità di vita nello spirito di Dio, oscurate dalle varie culture, dalle nostre personali visioni. Sembra Cristo riportarci a quelle beatitudini evangeliche che scardinano il nostro mondo, per farci rivedere un altro mondo, quello del regno dei cieli. 
In un mondo che spesso attende ad una giustizia asettica, che non si confronta con l’uomo concreto, con la sua condizione personale, o ci rende succubi della stessa giustizia, che affranca i potentati e umilia i deboli, il Vangelo ci apre spiragli innovativi di sapienza di vita, quella che Gesù è venuto a portarci. 
Pensiamo a quanti si suicidano per l’incapacità di ripagare i debitori, gli sfrattati che finiscono in auto o sui marciapiedi, a quanti attendono tutto il giorno di essere chiamati a lavorare per portare il pane in famiglia, ai figli. Risuonano le parole di Gesù:”Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi, io vi ristorerò”.


venerdì 15 settembre 2017

Lectio Divina - XXIV Domenica Tempo Ordinario



La Lectio Divina è tratta dal libro
"Lectio Divina" (2016), Ed. Vita Carmelitana
P. Anastasio Francesco Filieri O Carm
Commento filatelico dell'Avv.to Francesco Gatto



XXIV Settimana del Tempo Ordinario - Anno A Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 18,21-35)

21 Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: “Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?”. 22 E Gesù gli rispose: “Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette”. 23 A proposito, il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi. 24 Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti. 25 Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il debito. 26 Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: “Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. 27 Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito. 28 Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: “Paga quel che devi”! 29 Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito. 30 Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito. 31 Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. 32 Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato. 33 Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te”? 34 E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto. 35 Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello”.

Breve esegesi

Il brano evidenzia il passaggio da una concezione giudaica del perdono del fratello ad una evangelica. La procedura giudaica, nella conformità alla legge e alla tradizione farisaica, prevedeva il perdono fino alla terza volta. Pietro per avvicinarsi all'annunzio evangelico di Cristo, superando il legalismo giudaico, gli chiede se il perdono è dato fino a sette volte. Gesù supera la condizione limitativa del perdono e nel settanta volte sette identifica, come il Padre celeste, un perdono illimitato, finalizzato ad essere sempre pronti ad accogliere il peccatore pentito, per portarlo a salvezza. La parabola evangelica dei due servi vuole affermare che la misericordia, come espressione della compenetrazione del cuore nella condizione dell’altro, deve prevalere sulla rivendicazione dei propri diritti calpestati. Il non compenetrarsi è il giudizio che porta alla condanna, e più ancora al non fare ad altri ciò che è stato fatto a te. Al primo servitore è stata condonata una somma illimitata, diecimila talenti, a confronto dei cento. La parabola evidenzia la durezza di cuore e la finzione nel farsi perdonare del primo servitore, incattivito per l’umiliazione subita? 

Meditazione pregata

“Lasciatevi riconciliare con Cristo” è l’appello che l’apostolo Paolo rivolge ai suoi evangelizzati, quale frutto della redenzione operata nel tuo sangue, Cristo Signore, versato per la remissione dei nostri peccati. Paolo ha voluto riversare l’ esperienza della misericordia da te operata su di Lui a quanti sperimentano la fragilità della condizione umana, allontanandosi dal tuo amore. Mediante la riconciliazione nel tuo sangue versato è passato dall'odio all'amore totalizzante verso te e la tua Chiesa. Potenza dell’azione misericordiosa del nostro Dio che, se accolta con cuore puro, ci fa passare al tendere e vivere del suo amore. Il tuo apostolo Pietro volle aprirsi a te superando la casistica giudaica del perdonare fino a tre volte, per arrivare alla perfezione del sette. Tu hai ribaltato la vendetta di Caino quantificata in sette volte e quella di Lamech per settanta volte sette, facendo di queste cifre il numero del perdono infinito, commisurato alla tua misericordia. Il perdono per l’offesa ricevuta, Cristo Signore, non è nelle corde dell’uomo, che nella sua carne concepisce la ritorsione, la legge del taglione. Solo un supplemento di amore concesso dalla tua grazia ci emancipa dalla concupiscenza del ricambiare l’offesa, dall'alimentare l’odio e il rancore che rode dentro, ci incattivisce; come nella parabola del servo scoperto infedele dal suo padrone, cui però è stato condonato il debito che vendica l’umiliazione subita sul suo debitore. Non permettere che abbiamo a sentirci sereni e ricompensati nel ritorcere il male fatto a noi o godere satanicamente del male in cui altri si dibatte. Tu riempici del tuo amore, della tua misericordia, della tua grazia. Per il perdono dei nostri peccati hai versato il tuo sangue sulla croce. Con quanti nella fragilità umana sperimentano come Davide: “nella carne sono nato, nel peccato mi ha concepito mia madre”, fa’ che sappiamo essere solidali, operatori di redenzione e riconciliazione.

Per la vita 

Il perdono, come atto di pietà, di amore compassionevole è il cuore per la conformità a Cristo Signore, da rilevare nel suo “sangue sparso per la remissione dei peccati”. La redenzione è l’atto con cui si riscattava lo schiavo, pagando il prezzo al padrone, per lasciarlo in libertà. Cristo è nostro redentore e salvatore. Tutto il Vangelo, anche attraverso le tante parabole, che sono esemplificazioni metaforiche delle verità del regno, è un portare i peccatori a salvezza. Lui va in casa dei peccatori, sta a mensa con loro ed è ritenuto dai farisei un mangione e un beone e di contro afferma: “Alla sapienza sarà data ragione dai suoi figli”. Condividere la sorte dei peccatori si rischia presso i benpensanti e non solo. Se questa è la scelta che ha fatto Cristo Signore, perché noi dovremmo astenerci, di essere anche in loro compagnia? E’ anche la nostra missione. Per fare questo bisogna avere un cuore grande da impetrare al Signore, per un supplemento di amore e una forza in noi. Non facili imprudenti, perché sia chiaramente testimoniato in verità il nostro impegno evangelico. Cristo ha detto di non mettere pietre preziose dinanzi ai porci, perché non solo non le apprezzeranno, ma si rivolgeranno contro.


venerdì 8 settembre 2017

Lectio Divina - XXIII Domenica Tempo Ordinario



La Lectio Divina è tratta dal libro
"Lectio Divina" (2016), Ed. Vita Carmelitana
P. Anastasio Francesco Filieri O Carm
Commento filatelico dell'Avv.to Francesco Gatto


XXIII Domenica del Tempo Ordinario - Anno A
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt. 18,15-20)

15 Se il tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; 16 se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. 17 Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all'assemblea; e se non ascolterà neanche l’assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano. 18 In verità vi dico: “Tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo”. 19 In verità vi dico ancora: “Se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. 20 Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”.
Breve esegesi 

Il brano risente di una procedura legale giudaica, che va dal confronto con il peccatore fino alla scomunica o alla cacciata dalla sinagoga. A colui che ha infranto regole comportamentali è dato invece un percorso evangelico che lo porti al ravvedimento o all'esclusione, per sua libera scelta dal consorzio umano, ecclesiale. E’ la procedura della correzione fraterna, dell’aiuto a far rientrare in se stesso il peccatore, soccorso dai tanti momenti in cui una o più persone, e infine la comunità, si sentono coinvolti per portarlo a verità di comportamenti di vita, a salvezza. Nello stesso tempo come impegna il peccatore a ravvedersi, così impegna i fratelli, la comunità a sentirsi coinvolti nell'essere di supporto, perché rientri in se stesso, si alzi e ammetta il proprio peccato dinanzi al fratello o alla comunità. Risuona: Non voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva”. Infine al peccatore è lasciata e rispettata la sua libera scelta. Quanto avviene sulla terra è ratificato dal cielo e ove si ritrovano i fratelli nella preghiera comune, nell'amore di Cristo, Lui è presente in mezzo a loro.

Meditazione pregata 

Cristo Gesù, ti sei fatto fratello per ogni uomo. Ti sei accomunato a chi non era dato di essere accettato come figlio di Abramo, condividendo la sua sorte, guarendolo, sollevandolo dal marchio di peccatore e impuro, per restituirlo alla dignità di figlio di Dio. Sei andato incontro ai lebbrosi, allontanati dal consorzio umano; hai condiviso la mensa in casa di pubblicani, hai sottratto adultere e prostitute dalla lapidazione, dicendo loro di amare di un amore vero, ma hai anche abbassato il tasso di autosufficienza e megalomania a scribi e farisei ipocriti, a sadducei e dottori della legge. A tutti hai proclamato che siamo figli di un unico Padre, che fa sorgere il suo sole sui buoni e sui cattivi e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. E nella preghiera hai affermato che il Dio invocato è Padre di tutti e il pane, di cui ci nutriamo e con cui sostentiamo la nostra vita, è richiesta fatta per tutti, come il perdono e la remissione dei peccati. Divina e potente rivelazione la tua, in una società che aveva costruito barricate tra i figli di Dio, che del comandamento di Dio di amare il prossimo aveva ristretto il campo al solo correligionario e connazionale, identificando gli altri come pagani, come senza Dio, per forgiarsi un proprio dio. L’ossessiva e prolungata dinamica nel far tornare nella pace il fratello che ha sbagliato, in un incontro personale di chiarificazione, con testimoni autorevoli, con la comunità, ci suggerisce di dover tentare tutte le vie perché vinca l’amore. Ma a colui che ha fatto una personale e libera scelta di non voler incontrare il fratello, gli permetti la libertà che ha preteso il figliol prodigo, allontanandosi dal Padre. Da ultimo hai esaltato la fraternità costituita nel tuo nome, affermando che tu sarai presente in mezzo a loro, condividendo con loro il tuo amore. Ci obblighi amorevolmente alla fraternità, per condividere la tua presenza e il tuo amore.

Per la vita 
Il brano evangelico è preceduto dalla parabola della pecorella smarrita, in cui il pastore abbandona l’ovile dei giusti per andare in cerca di chi, allontanatosi dall'ovile di Dio, si è smarrito. La corresponsabilità del pastore, dell’uomo giusto, è nel farsi carico dello smarrimento altrui. La procedura usata da Cristo per portare a salvezza il peccatore, colui che ha infranto regole comportamentali, rotto i rapporti, peccato, impegna il fratello, la Chiesa a farsi carico, a non estraniarsi dalla condizione di peccato del fratello.
E’ un cammino di accompagnamento, educativo, a modo di come Cristo Gesù ha accompagnato i suoi e le folle, con la pazienza e l’amore di portare a salvezza. E’ la solidarietà con il peccato e il peccatore, a misura di Cristo che nel Battesimo al Giordano si è conformato ai peccatori e ha percorso tutto l’Israele di Dio per portare a salvezza i peccatori, condividendo la mensa con pubblicani e peccatori, anche se giudicato e bollato dai farisei. E tu in simili contingenze quanto ti senti coinvolto e corresponsabile, come dice la scrittura, se non allontani il fratello dal suo peccato?


venerdì 1 settembre 2017

Lectio Divina - XXII Domenica Tempo Ordinario



La Lectio Divina è tratta dal libro
"Lectio Divina" (2016), Ed. Vita Carmelitana
P. Anastasio Francesco Filieri O Carm
Commento filatelico dell'Avv.to Francesco Gatto


XXII Domenica del Tempo Ordinario - Anno A Dal Vangelo secondo Matteo
(Mt. 16,21-27)

21 Da allora Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno. 22 Ma Pietro lo trasse in disparte e cominciò a protestare dicendo: “Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai”. 23 Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: “Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!”. 24 Allora Gesù disse ai suoi discepoli: “Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 25 Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. 26 Qual vantaggio infatti avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? O che cosa l’uomo potrà dare in cambio della propria anima? 27 Poiché il Figlio dell’uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e renderà a ciascuno secondo le sue azioni.

Breve esegesi 

La figura profetica del “servo di JHWH” ha accompagnato il ministero messianico di Gesù in cammino nelle terre della Galilea, ove il suo mandato aveva avuto poco successo. La dichiarazione di Pietro dinanzi ai suoi discepoli, frutto della rivelazione del Padre: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”, ha portato Gesù ad accentuare e imprimere alla sua missione un cammino che lo porterà al “compiersi della sua ora” in Gerusalemme. In modo esplicito afferma la sua andata a Gerusalemme per essere condannato e messo a morte, ma risorgerà. Pietro lo rassicura che nulla di tutto questo gli accadrà, quasi a proteggerlo, ma anche perché pensa ancora alla restaurazione del regno messianico. Gesù lo identifica alla tentazione satanica nel deserto, perché non ha il senso delle cose di Dio. Chi lo vuole seguire deve rinnegare il suo mondo, prendere la croce e porsi al suo seguito. Solo chi perderà la vita per la sua causa la ritroverà. Diversamente troverà sbarrata l’accesso alla vita eterna. Nella seconda venuta, non più nella umiltà della carne, ove ha chiesto ai suoi il sacrificio di sé, Gesù renderà il premio a ciascuno, secondo la conformità, o meno a lui, al dono della sua vita sull’altare della croce.



Meditazione pregata

Duri di cuore, i tuoi discepoli, a credere nelle scritture, Cristo Signore. Anche la rivelazione del Padre, per bocca di Pietro, non ha fatto breccia nella loro concezione messianica. Tu hai iniziato un percorso che portava alla croce, caricandoti la condizione dei desolati: lebbrosi e malati, storpi e ciechi, muti e indemoniati, pubblicani e peccatori. La tua attenzione e il tuo amore per gli ultimi della scala umana non ha destato, oltre l’ammirazione per i miracoli, una individuazione della salvezza che sei venuto a portare. Solo nella condizione posteriore alla tua ascensione al cielo, la comunità dei credenti ti ha indicato come suo unico Salvatore nell'IKTHYS - il nome greco di “pesce”, le cui lettere corrispondono a “Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore”, segno d’appartenenza al popolo dei perseguitati e salvati. Improvvisa, potente e cruda la tua rivelazione: l’andare a Gerusalemme è per il compiersi della tua ora, essere preso, condannato, messo a morte e risorgere il terzo giorno. Pietro, scandalizzato per la tua sortita, ti ha preso in disparte e affermato che nulla ti sarebbe accaduto di quanto hai rivelato. Richiamando la tentazione satanica nel deserto, lo hai allontanato identificandolo nel tentatore. Il progetto del Padre è dare la tua vita, quale vittima sacrificale sull'altare della croce. Ben altro il progetto che i tuoi discepoli avevano alimentato in loro, nel seguirti. Istruisci quanti sono al tuo seguito, affermando che non può essere tuo discepolo chi non assume la croce sulle proprie spalle e ti segue. La croce è perdere la propria vita, per ritrovarla in colui che è Signore e dà la vita. Il chicco se non cade in terra, marcisce e muore, non dà frutto. Duro e vero il tuo parlare, Cristo Signore. L’accettazione del passaggio di morire a se stessi prefigura già la risurrezione, la vita divina e la vita del mondo che verrà nella divina beatitudine.

Per la vita 

Dopo la rivelazione che il suo corpo è vero cibo, il suo sangue vera bevanda e lo scandalo di alcuni discepoli che lo abbandonano, Gesù rivela, nel loro andare verso Gerusalemme, il suo dramma di condanna, croce e morte, mentre non ha senso in loro la sua prospettiva di resurrezione. La fede in Cristo Gesù è un mistero di abbandono nella trascendenza, mentre noi vogliamo sempre riportarla ai nostri metri, alle nostre aspettative, come i suoi discepoli. Solo ai mistici, cioè a coloro che sono stati introdotti nell'essere di Dio, e ne fanno esperienza, è dato accettare la rivelazione di Gesù e porsi al suo seguito, rinunziando a se stessi. E’ una esperienza liberante di dono di sé a Cristo, che si consuma nel sevizio ai fratelli, oggetto della nostra offerta umana. Il successo ricercato da Pietro nel far parte del suo regno, non fa parte del progetto di Cristo, della sua identità messianica. Solo nel sacrificio redentore della croce si realizzerà, nell'adesione al volere del Padre. La croce è offerta sacrificale della vita al Padre. Farsi dono a Cristo e ai fratelli è il perdere la propria vita, per ritrovarla in Dio. Signore della vita.


venerdì 25 agosto 2017

Lectio Divina - XXI Domenica Tempo Ordinario


La Lectio Divina è tratta dal libro
"Lectio Divina" (2016), Ed. Vita Carmelitana
P. Anastasio Francesco Filieri O Carm
Commento filatelico dell'Avv.to Francesco Gatto


XXI Domenica del Tempo Ordinario - Anno A Dal Vangelo secondo Matteo
(Mt. 16,13-20)

13 Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: “La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?”. 14 Risposero: “Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti”. 15 Disse loro: “Voi chi dite che io sia?”. 16 Rispose Simon Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. 17 E Gesù: “Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. 18 E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. 19 A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”. 20 Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

Breve esegesi 
L’annunzio evangelico di Gesù in terra di Galilea non dà i frutti sperati. Vi sono resistenze, anche contestazioni, come l’abbandono da parte di alcuni discepoli, dopo aver svelato che “il suo corpo è veramente cibo”. Gesù è attestato come Messia, ma non secondo le aspettative temporali del popolo. Egli vuole sfatare la loro concezione messianica con l’annunzio della sua condanna a morte e resurrezione. Parole dure e incomprensibili, data l’attesa del regno messianico. Gesù fa un sondaggio presso i suoi per sapere cosa pensa la gente del Figlio dell’Uomo, misteriosa designazione divino-umana del Messia, derivante dalla visione di Daniele. I suoi raccolgono quanto dice la gente, che lo identifica come un profeta. Affermazione comune a quel tempo. Dai suoi discepoli Gesù vuole sapere cosa pensano di lui. Pietro afferma, con la rivelazione del Padre, che Lui è il Cristo, il Figlio del Dio vivente. Rivelazione che supera la sua conoscenza umana. La rivelazione di Pietro dà modo a Gesù di costituire Pietro, appellandolo roccia, a capo della sua Chiesa, conferendogli poteri ecclesiali sulla terra, che si affermeranno anche nei cieli: le chiavi sono espressione di potere. Al tempo di Gesù chi apriva e chiudeva il tempio era il primo nel tempio e capo dei leviti. Il popolo affermerà che alla porta del paradiso, del regno dei cieli, vi sarà Pietro. 

Meditazione pregata 
Cristo Gesù, anche Tu hai sperimentato la crisi, quella condizione di discernere, di vagliare, in cui mettiamo tutto in discussione, per riportarci a verità e intraprendere un più giusto cammino. Compiuta la missione nella tua regione, hai lasciato la Galilea e ti sei incamminato, con i tuoi discepoli verso Gerusalemme, per il compiersi della tua ora. L’ultima parte dell’annunzio del Regno in terra di Galilea ti ha visto in fase dialettica con le folle, che hai ammonito a non cercare il pane che perisce, ma quello che dura per la vita. Alla rivelazione che il tuo corpo è veramente cibo e il tuo sangue veramente bevanda, alcuni discepoli ti hanno abbandonato; ma avesti la rivelazione di Pietro: “Signore da chi andremo, Tu solo hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto”. Ora, Cristo Signore, poni una giusta domanda, perché sia rivelata la tua identità, interrogando i tuoi discepoli su quanto hanno percepito dalla gente: “Chi dice la gente che io sia?”. Le risposte dei tuoi riflettono una visione riduttiva e distorta della tua identità: una visione profetico-messianica, lontana dalla figliolanza divina. La tua identità è rivelata da Pietro: “Sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Rivelazione venuta dall'alto e dono dell’alto, del Padre che è nei cieli. Subito dopo avverti i tuoi di non estendere al popolo questa rivelazione. Tu, Cristo Signore, rispetti i tempi che il Padre ti ha dato, perché sia manifestata la messianica tua divina presenza. Nella tua croce: “Costui era veramente Figlio di Dio” e in te morto e risorto, è avvenuta la pienezza della rivelazione, che solo la fede, quale dono del Padre, può suscitare. Anche in noi, Cristo Signore, veli la tua presenza. Sempre e solo nella fede ti riconosciamo e questa è dono che viene dall’alto, è dono tuo. Tu concedila sempre a coloro che credono nel tuo nome; non farcela mancare mai, perché senza te è buio il nostro sentire, bui i nostri percorsi. 

Per la vita 
Dietro una non condivisione del popolo al suo annunzio evangelico, con la richiesta di miracoli, come anche di contestazioni, Gesù vuole affermare la sua identità. Vuole conoscere cosa dice la gente di lui. E’ per noi un grande insegnamento, perché spesso intraprendiamo nostre strade, senza un discernimento sapienziale da sottoporre all’altrui giudizio. La dinamica pastorale ecclesiale in vigore nel dopo concilio era: “Vedere, giudicare, agire”. Un cammino nella comprensione dei segni dei tempi, delle dinamiche ecclesiali, culturali, sociali, per immettervi il vangelo. Alle risposte umane dei suoi, circa la sua identità, si contrappone la identità della rivelazione divina di Pietro. Segno dell’ascolto di Dio, verso cui incamminare il popolo, partendo dalle sue conoscenze, per farlo pervenire alla rivelazione di Dio. Neanche la rivelazione va imposta, essendo un puro dono di Dio, ma un camminare insieme al popolo per farlo crescere nella conoscenza di Lui, nella centralità dell’evangelizzazione, quale cammino preferenziale della Chiesa di Dio. Perché tutti, mediante il battesimo,incorporati a Cristo, siamo membra vive del corpo di Cristo che è la Chiesa, espresso nella comunione e corresponsabilità ecclesiale, quali membra vive del suo corpo.