venerdì 23 giugno 2017

Lectio Divina - XII Domenica Tempo Ordinario



La Lectio Divina è tratta dal libro
"Lectio Divina(2016), Ed. Vita Carmelitana
P. Anastasio Francesco Filieri O Carm
Commento filatelico dell'Avv.to Francesco Gatto



XII Domenica del Tempo Ordinario - Anno A Dal Vangelo secondo Matteo (Mt. 10,26-33)

26 Non li temete dunque, poiché non v’è nulla di nascosto che non debba essere svelato, e di segreto che non debba essere manifestato. 27 Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio predicatelo sui tetti. 28 E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna. 29 Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia. 30 Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati; 31 non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri! 32 Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; 33 chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli.

Breve esegesi 
Gesù invita i suoi ad essere intrepidi nell'annunziare il Vangelo, senza farsi intimorire. Quanto ha condiviso con loro del segreto messianico e della sua missione, deve essere proclamato, non più tenuto nascosto. Nulla sarà più ristretto all'ambito dei suoi discepoli, la verità sarà proclamata sui tetti. E’ un tesoro che evidenzierà, agli occhi degli uomini, la superiorità del messaggio evangelico dinanzi a questo mondo. Tutto questo metterà a repentaglio la loro vita. Nulla dovranno temere perché non potranno intaccare la loro anima, anche se potranno subire malversazioni, perfino corporali. La fiducia nel Padre farà bandire ogni titubanza, ogni timore. Sarà lui a sorreggere la loro missione, il loro impegno. Il Padre sarà con loro in ogni evenienza, in ogni movenza, non li lascerà soli. Il conto dei capelli da parte del Padre, è una iperbole e coincide con la minuziosa attenzione a loro e al lavoro missionario. Il mandato missionario potrà avere o meno il riscontro da parte di coloro cui è rivolto. Agli stessi sarà applicata la legge del taglione: confessione per confessione, rinnegamento per rinnegamento. Se riconosceranno il messaggio evangelico, anche il Cristo li riconoscerà, diversamente li rinnegherà.

Meditazione pregata 
Cristo Gesù, hai dispiegato il tuo regno al piccolo gregge dei tuoi apostoli. Il regno di Dio sei Tu, come Tu con il Padre sei una cosa sola: mistero di un Dio che si disvela a quanti da Lui sono stati chiamati, afferrati e posti alla sequela per conoscerlo, amarlo e servirlo nell'impegno apostolico. Di questo impegno nel mondo, della testimonianza evangelica, dell’appartenenza al tuo gregge, non vuoi che i tuoi abbiano timore. Sei Tu la loro forza, come il Padre ebbe a dire a Mosè, riluttante all'idea di recarsi dal faraone: “Io ti darò forza”. Così ha inneggiato anche la tua madre Maria al Signore Dio: “Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente, perché ha guardato l’umiltà della sua serva”. Il tuo Apostolo Paolo ha affermato: “Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me” nell’impegno dell’annunzio evangelico presso i pagani. Nell’esercizio del nostro ministero, sacerdotale o laicale, come potremmo contare sulle sole nostre forze, quasi a voler prescindere da te, che sei la pietra angolare dell’edificio dell’annunzio del tuo Regno? Hai inviato il tuo Santo Spirito, perché la Chiesa si facesse forte della Sua forza, non temendo offese e tribunali. Lui sarà il Paraclito, l’avvocato difensore, hai promesso, che suggerirà la difesa. Il protomartire Stefano, pieno di Spirito Santo, ha fatto della sua difesa presso il sinedrio un kerigma: annunzio della salvezza da te operata. E conformandosi al perdono per i tuoi crocifissori, ha pregato il Padre, perché non fosse imputato il peccato a quanti lo stavano lapidando. Potenza divina che nell’uomo fa compiere grandi cose. Più volte i discepoli ti hanno supplicato di accrescere in loro la fede, che è sempre dono tuo, ma inserita nel fragile animo umano. Non diversa la nostra continua richiesta, perché con la tua forza, nulla è impossibile quando, nel tuo nome, realizziamo le tue opere, superando le possibilità umane.

Per la vita 
Il passo evangelico ha la forza che è da Dio, surrogata dallo Spirito Santo, cui impetrare il dono della fortezza, quando dinanzi agli uomini affermiamo le verità che sono da Dio, quando siamo annunziatori e testimoni del suo vangelo in questo mondo. Del Vangelo abbiamo sempre modo di esaltare la bellezza e la grandezza, quasi a giustificare le distanze che prendiamo o le difficoltà che abbiamo nell’incarnare i contenuti. Allora dobbiamo operare un cammino di purificazione, di discernimento sapienziale, di conoscenza e di fedeltà a Cristo Signore, di libertà da noi stessi, per farne di Cristo il vivente in noi. Lo spirito di Cristo ci dà una coscienza salda per essere radicati e fondati nel Vangelo, una coscienza morale, per vivere la libertà dei figli di Dio, proni alla verità che è da Dio, onde non essere succubi della mentalità di questo mondo, che vuole abbiamo a conformarci; ma rendere ragione della speranza che alimenta la nostra esistenza. Siamo nel mondo, non del mondo. Gioia e verità di vita sono le caratteristiche di chi ha scelto Cristo e la vita in lui, malgrado non viene meno alle condizioni della umana fragilità, di cui fa esperienza, ma anche della sua misericordia e del suo regno in noi.


venerdì 16 giugno 2017

Lectio Divina - SS. Corpo e Sangue di Cristo



La Lectio Divina è tratta dal libro
"Lectio Divina(2016), Ed. Vita Carmelitana
P. Anastasio Francesco Filieri O Carm
Commento filatelico dell'Avv.to Francesco Gatto


Santissimo Corpo e Sangue di Cristo - Anno A Dal Vangelo secondo Giovanni
 (Gv. 6,51-58)


51 Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”. 52 Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: “ Come può costui darci la sua carne da mangiare?”. 53 Gesù disse: “In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. 54 Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. 55 Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. 56 Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. 57 Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. 58 Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno”.

Breve esegesi 

Il giorno dopo la moltiplicazione dei pani i giudei vanno alla ricerca di Gesù, che dice loro: “Io sono il pane vivo disceso dal cielo”. Evidenzia poi in questa affermazione la sua incarnazione e assieme l’universalismo della salvezza: ”La mia carne per la vita del mondo”. Sorge una forte disputa con i giudei circa la manna data da mangiare nel deserto da Mosè. Gesù afferma che i loro padri hanno mangiato la manna e sono morti. Lui è il pane disceso da cielo, perché chi ne mangia non muoia. In una progressione Gesù rivela il mistero della sua carne vero cibo e del suo sangue vera bevanda e lo pone come necessità. Affermazione paradossale e assurda, intesa in senso naturale. Di qui lo scandalo dei giudei e di alcuni discepoli che lo abbandonano, per un discorso duro ai loro orecchi. Gesù rivolto ai suoi:”Volete andarvene anche voi”? Pietro proclama la sua fede:”Signore da chi andremo Tu solo hai parole di vita eterna”. La fede precede la conoscenza. S. Agostino afferma che bisogna aver fede per comprendere. Il rapporto di relazione con la conoscenza è preceduto dalla fede. 

Meditazione pregata 

Cristo Gesù, ti cercavano per ascoltare la tua parola. Erano attratti dall'autorità della tua parola; non insegnavi come scribi e farisei, ritenuti dal popolo maestri della legge. La tua era legge di Dio, del volere di Dio, dell’amore di Dio per il suo popolo. Ti sei commosso per loro, perché erano come pecore senza pastore. Preso il pane, hai reso grazie, lo hai dato ai tuoi perché, moltiplicato, lo distribuissero alla folla. Non hanno più cercato di ascoltare la tua parola, quanto di avere a sufficienza pane da mangiare. L’autorità della tua parola ha preso il sopravvento e hai affermato: “Io sono il pane disceso dal cielo, cercate non il pane che perisce, ma quello che dura per la vita”. Man mano ti sei svelato tra l’incredulità di tanti: “ Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna”. Solo una immersione totale nell'autorità della tua parola, nel dono della fede, ci dà oggi e quotidianamente di credere alla tua parola e di accostarci al pane eucaristico, che si fa carne della nostra carne. Quell'Amen che professiamo davanti al sacerdote, prima di entrare in comunione sacramentale con te, ha tutto lo spessore del compiersi di un mistero di fede, dell’entrare in comunione con te. Quasi per non ridurre a un fatto intimistico il nostro rapporto con te, oggi ti portiamo per le strade della nostra città, a farti prendere possesso delle nostre vie e vite. E non vi è il triste presagio della tua condanna a morte, come il primo giorno del triduo sacro, il giovedì santo. Oggi sono canti, fiori e infiorate che ti accolgono, quasi a configurare la tua accoglienza messianica in Gerusalemme. Oggi è la bellezza della vita, la bellezza della tua vita in noi che cantiamo e inneggiamo. Come i discepoli di Emmaus ti supplichiamo: resta con noi, Signore, e non ci lasciare per le strade di questo mondo, senza te.

Per la vita 

Il mistero che Gesù si fa cibo e bevanda per la nostra vita, è un immergersi nel dono della vita di Cristo in noi: “Nessuno ama più di colui che dona la vita per i suoi amici”. Amici di Gesù, tanto da ricevere in cibo il dono della sua vita. Questo mistero attraversa quest’oggi le strade della nostra quotidianità, luoghi che sono espressione della nostra vita e della nostra vita di fede. Il sacerdote che ci porge l’ostia afferma: “E’ il corpo di Cristo”. Il tuo “amen” non può essere un usuale assenso, ma ti introduce nel mistero di amore di Gesù, che si fa tuo cibo e tua vita. La celebrazione eucaristica ha la centralità nella vita di fede che si realizza nel sì liturgico alla Parola ascoltata: Parola di Dio e Parola del Signore, per darti accesso a ricevere nella fede il corpo di Cristo. Risuonano in te le parole di Paolo:”Non sono più io che vivo, ma è il Cristo che vive in me”? Quale ripercussione ha nelle tue opere di vita il sacramento ricevuto? Quanto sei cibo per altri, quanto sai donare di te stesso nel far tuo quanto Paolo ricorda di Gesù negli atti degli Apostoli: “C’è più gioia nel dare che nel ricevere”?





 


venerdì 9 giugno 2017

Lectio Divina - Santissima Trinità



La Lectio Divina è tratta dal libro
"Lectio Divina(2016), Ed. Vita Carmelitana
P. Anastasio Francesco Filieri O Carm
Commento filatelico dell'Avv.to Francesco Gatto


Santissima Trinità - Anno A Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv. 3,16-18)


16 Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. 17 Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. 18 Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.

Breve esegesi
 
Quando venne la pienezza dei tempi Dio si rivelò progressivamente nel Figlio e nel Dio Uno e Trino. La teofania al Giordano per il battesimo di Gesù e la consacrazione messianica, ha rivelato all'antico Israele ciò che non era concepibile a un popolo di idolatri. “Io e il Padre siamo la stessa cosa”, identità divina nella diversità delle persone.“Il Paraclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, Lui vi insegnerà ogni cosa”. Quanto Cristo Signore ha detto e ha fatto, sarà suscitato dallo Spirito Santo e annunziato a tutte le genti, dalla sua Chiesa, nella fedeltà al suo Signore: “Andate dunque e fate discepoli tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. Unità nella divinità e diversità delle persone: Sono il cuore e il segno della nostra fede, con cui ci segniamo e introduciamo il nostro incontrarci. Il brano evangelico non ha uno schema teologico, ma esprime, nell'incontro di Gesù con Nicodemo, l’amore con cui Dio ci ha amati. Gesù ripete quanto ha mandato a dire al Battista: è venuto a salvare, non a giudicare il mondo. La salvezza o la condanna deriva dalla fede o meno in colui che il Padre ha mandato.

Meditazione pregata

Cristo Gesù, la consacrazione messianica del Giordano ci ha rivelato che Tu con il Padre e lo Spirito Santo sei un solo Dio; ma distinto nelle persone: il Padre creatore e rivelatore del disegno di salvezza ai profeti, Tu Figlio redentore disceso tra noi e lo Spirito Santo, santificatore della tua Chiesa. Mistero divino di un Dio in tre persone: Padre, Figlio e Spirito Santo. Trinità divina, nel tuo nome iniziamo e concludiamo ogni nostra azione e operazione. Nella liturgia riempi tutti gli spazi, per amarti e adorarti. Non è soltanto un rito esteriore il segnarci con il segno della croce, perché Tu, Trinità beata, sei in noi: “Se uno mi ama, anche il Padre lo amerà, verremo a lui e faremo dimora presso di lui”, ha promesso il Figlio ai suoi, non lasciandoli soli. La dimora è dello Spirito Santo che è Signore e dà la vita. Trinità beata, che ci dai di abitare in noi, per una intimità divina che partecipi a quanti intensamente ti amano, immergendoti nella loro esistenza. Tu non hai lasciato mai sola l’opera delle tue mani, anche dopo il peccato dei nostri progenitori che, tentati e disobbedienti, volevano fare a meno di te. Con i patriarchi e i profeti hai intessuto una storia di salvezza e, nella pienezza dei tempi, il Figlio si è incarnato per opera dello Spirito Santo nel seno della vergine Maria, assommando divinità e umanità. Mirabile dono sponsale. Il Cristo ci ha rivelato il Padre e, compiendo il suo volere, si è reso vittima sacrificale sull’altare della croce per la nostra redenzione. Prima di ritornare a te, o Padre, ha promesso di non lasciarci soli, ma di mandare lo Spirito Santo Paraclito per assistere la sua Chiesa e dispensare la grazia. Senza la potenza dello Spirito Santo nulla è nell’uomo della grazia divina, nulla si compie del mistero eucaristico pasquale. Armoniosa opera divina del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, più persone divine in un solo Dio, economia di salvezza dell’umanità.

Per la vita 

Il Concilio ha affermato che la Chiesa è il popolo di Dio, adunato nell’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. La SS. Trinità ha il suo riflesso nella Chiesa: unità nella divinità e diversità delle persone, come unità nella comunione del popolo di Dio e diversità di carismi, ministeri, operazioni, espressi dai credenti per il dono dello Spirito. Cristo Gesù ha affermato:”Se uno mi ama, anche il Padre mio lo amerà e verremo a lui e faremo dimora presso di lui”. E’ la inabitazione trinitaria nell’anima. La dimora è opera dello Spirito Santo. Solo una profonda spiritualità di vita e di comunione rende visibile e credibile la Chiesa di Dio. Quanto invece di struttura organizzata, di carriera nelle responsabilità ecclesiali vedi da rimuovere? Assumere una visione di vita più a modo di Cristo nel nostro contesto storico, deve essere un ricorso continuo. Quanto i carismi, i ministeri, le operazioni sono motivo di affermazione, di gratificazione? Quanto contrasti queste deformazioni nella tua Chiesa, nella tua comunità, come Paolo nelle chiese da lui fondate? Non credi che solo una “cultura di servizio” evangelico può sottrarci dalle dinamiche tipiche della società in cui viviamo? Quanto ami la tua chiesa?


sabato 3 giugno 2017

Lectio Divina - Domenica di Pentecoste



La Lectio Divina è tratta dal libro
"Lectio Divina(2016), Ed. Vita Carmelitana
P. Anastasio Francesco Filieri O Carm
Commento filatelico dell'Avv.to Francesco Gatto



Domenica di Pentecoste - Anno A Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv. 20,19-23)


19 La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!”. 20 Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21 Gesù disse loro di nuovo: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi”. 22 Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo; 23a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi”.

Breve esegesi
Nell'antico Israele la pentecoste, cinquanta giorni dopo la Pasqua, coincideva con la mietitura, mentre nel nuovo Israele celebrava la legge data da Dio al suo popolo. La chiesa celebra la promessa del conferimento dello Spirito Santo dal risorto, per la missione e la remissione dei peccati e la discesa postuma dello Spirito Santo, radunati con Maria nel cenacolo. Gesù appare ai suoi, risorto e trasfigurato, tanto da entrare nel cenacolo sbarrato, per inaugurare i tempi nuovi, per la sua Chiesa. Il suo corpo trasfigurato e divinizzato non è soggetto agli elementi della corporeità. Il duplice “pace a voi” è il compimento dell’opera messianica predetta dai profeti e voluta dal Padre. Nel vedere mani e piedi perforati i discepoli gioirono. Ritorna il “vide e credette”di Pietro dinanzi al sepolcro vuoto e le bende per terra, segno che il corpo non era stato trafugato. Il “soffio” di Gesù è configurabile alla nuova creazione, alla santificazione e missione: la remissione dei peccati è il dono della redenzione mediante il sangue versato. Nel cenacolo la discesa dello Spirito Santo sui discepoli è per la missione. Il giorno di Pentecoste lo Spirito Santo discende sulla chiesa nascente, reggerà e sosterrà l’opera di Cristo: la sua Chiesa.

Meditazione pregata

La madre tua, Maria, ha raccolto in preghiera fratelli e sorelle, apostoli e discepoli, esercitando, Cristo Gesù, quella missione di madre della chiesa nascente, che Tu per mezzo di Giovanni, le hai affidato sull’altare della croce. Raccolti nel cenacolo, dove Tu avevi spezzato il pane e celebrato la pasqua, attendevano il compimento della tua promessa: “il Paraclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto”. Vincitore della morte, sei apparso nel cenacolo e donato la pace del risorto, frutto della redenzione attuata nel tuo sangue. I santi Padri ci dicono che dal tuo costato squarciato è scaturita la grazia sacramentale. Dalla resurrezione la missione di rimettere i peccati e la riconciliazione, assieme al soffio del tuo Santo Spirito, anticipato nel cenacolo e diffuso nella Pentecoste. E’ stata una nuova creazione, una creazione pasquale. Ci hai fatto passare il Mar Rosso, dando a noi la grazia di riappropriarci dell’amicizia e dell’amore divino. Più degli uomini dell’antico popolo, siamo noi i salvati. Non più Mosè, ma Tu, Figlio di Dio e Cristo Signore, ci hai traghettato. Ci hai dato il dono dello Spirito Santo, che nella fede diciamo è Signore e dà la vita, e che Tu hai soffiato sugli apostoli. E tu, Spirito Santo, amore del Padre e del Figlio, continua a soffiare sulla tua Chiesa, che sia santa e carismatica. Tu, Paraclito, difensore, difendi la tua Chiesa dal configurarsi a questo mondo come umana istituzione, dall’insinuare percorsi di carriere, dal costituirsi in privilegi ed erogarne. Contrapponi a questa prospettiva i tuoi sette santi doni. Cancella quella e donaci questi, perché la tua Chiesa sia e si manifesti carismatica. 

Per la vita 

Nel cenacolo è raccolta tutta la Chiesa nell'accogliere la missione, riflesso dell’opera redentrice operata da Cristo Gesù: pace, remissione dei peccati, soffio di nuova creazione e nuova vita mediante il dono dello Spirito Santo. Questo è il cuore della Chiesa. Quanto lo senti vivo in te e nella Chiesa di oggi? Nelle assemblee ecclesiali, nelle votazioni e deliberazioni, si invoca e si canta il “Veni creator Spiritus”. A volte appare una formale tradizione, lontana dalla vita della Chiesa apostolica che viveva del riflesso dello Spirito Santo: “Abbiamo deciso lo Spirito Santo e noi”. Nello scegliere quanti dovevano attendere alla mensa delle vedove fu scelto Stefano:”Pieno di sapienza e di Spirito Santo”. Lo Spirito Santo sembra tanto “dimenticato” dalla vita dei credenti, non è il Signore, come affermiamo nell'atto di fede. Farlo vivere e renderlo visibile nelle opere che compiono i cristiani da lui ispirati, richiede una continua formazione di vita nello Spirito. Quanti sono preposti a continuare l’insegnamento degli apostoli lo ricordano nella veglia pentecostale. Pensi che la fede si sia cosificata, tanto dare a lui poco spazio? Nella tua vita personale, nella vita della tua comunità, lo Spirito Santo è Signore e dà la vita? 

sabato 27 maggio 2017

Lectio Divina - Ascensione del Signore



La Lectio Divina è tratta dal libro
"Lectio Divina(2016), Ed. Vita Carmelitana
P. Anastasio Francesco Filieri O Carm
Commento filatelico dell'Avv.to Francesco Gatto



Ascensione del Signore - Anno A
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt. 28,16-20)


16 Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. 17 Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano. 18 E Gesù, avvicinatosi, disse loro: “Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. 19 Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, 20 insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.


Breve esegesi 
Cristo Gesù convoca i suoi su un monte. Il luogo dove si è trasfigurato, dove ha proclamato le beatitudini del regno, per una nuova e diversa teofania. Avendo portato a compimento la missione affidatagli dal Padre, Cristo ascende al cielo nella gloria del Padre. I poteri avuti dal Padre, che hanno costituito la sua missione, li estende ai suoi discepoli, per la missione estesa a tutte le genti. La missione, per costituire un nuovo Israele, non conoscerà limiti di tempo e di spazio, per una nuova alleanza universale, estesa ad ogni uomo. La prostrazione dei discepoli è segno della sua trascendenza, della sua divinità, ma non tutti vi hanno aderito. Delusi, alcuni attendevano l’avvento del regno messianico. Anche in altra proclamazione di verità, Gesù vide alcuni allontanarsi. Quando su di loro scenderà lo Spirito Santo, si rafforzeranno nella fede di quanto Cristo ha detto e ha fatto. Il potere che satana gli voleva subdolamente conferire, lo ha conservato e partecipato ai suoi. Questo potere divino sarà conferito ai suoi discepoli, mediante la partecipazione alla sua morte e resurrezione, con il battesimo nella trinità divina. Infine promette che sarà sempre l’Emanuele, il Dio con noi. Non li abbandonerà.

Meditazione pregata 
Cristo Gesù, per noi uomini e la nostra salvezza sei disceso dal cielo e ti sei incarnato nel grembo di Maria, tua madre, ad opera dello Spirito Santo. Dopo aver compiuto la missione di redentore, in obbedienza al Padre, sei asceso al cielo. Ora sei in uno con il Padre e lo Spirito Santo. Trinità ricomposta nei cieli e sempre operante nella chiesa che hai istituito, Cristo Signore: popolo santo di Dio, identificato dal Concilio ecumenico nella comunione trinitaria. Prima di salire al Padre hai radunato i tuoi discepoli sul monte, ti hanno adorato e assieme dubitato, come ci riferisce colui che dalla gabella delle imposte hai chiamato al tuo seguito. Malgrado la redenzione, per cui ti sei addossato i peccati degli uomini, riscattati a prezzo del tuo sangue, rimaniamo nelle nostre fragilità, nei nostri dubbi, come i tuoi discepoli. A Pietro, che hai confermato nella fede, hai chiesto di confermare, a sua volta, i fratelli. Cristo Signore, ti adoriamo, ma per la nostra condizione umana rimaniamo dubbiosi. Solo nel tuo Santo Spirito, nella sua forza, assistenza, ispirazione, prostrati ti adoriamo e ti riconosciamo Figlio di Dio, risorto da morte. Dubbiosi i tuoi discepoli ma, disceso su di loro lo Spirito Santo, hanno eseguito il tuo comando di andare per il mondo a evangelizzare tutte le genti, rigenerandole in te mediante il battesimo, e proclamare il tuo regno. Questo patrimonio di fede, che hai lasciato ai tuoi discepoli, per l’azione dello Spirito Santo è giunto sino a noi, che nel tuo nome siamo rinati da acqua e Spirito Santo e partecipiamo all’eredità dei figli di Dio. Quei dubbiosi tuoi apostoli sono stati raccolti in preghiera da Maria tua madre e, in una attesa intessuta di preghiera e di memoria dei tuoi “detti e fatti”, hanno ricevuto lo Spirito Santo da te promesso, che “ha rinnovato la faccia della terra”. 

Per la vita 
Gesù convoca i suoi su un monte, il luogo ove nell'Antico come nel Nuovo Testamento avviene la teofania. I grandi eventi di storia della nostra salvezza sembrano quasi elevarsi da terra verso il cielo, in una mediazione umana e divina. Dio vuole rendere partecipe l’umanità e attirarla a sè in questo momento del percorso terreno di Gesù, più che mai. Sta per ascendere al Padre. Non vi è sconcerto tra i suoi per la conclusione dell’esperienza terrena perché, li ha rassicurati, il compimento della sua missione avverrà quando salirà alla destra del Padre e invierà lo Spirito Santo Paraclito, che li assisterà, li difenderà, insegnerà loro ogni cosa e in lui sarà sempre con loro sino alla fine dei secoli. La missione affidata ai suoi nel cenacolo, dopo la sua resurrezione, è completata con la missione alle genti e la partecipazione alla sua morte e resurrezione, mediante la rinascita nel battesimo. Mentre Cristo sta per salire al cielo i discepoli, prostrati, lo adorano, nell’affermare la sua divinità. Non tutti però, come tante altre volte. A volte seguiamo Cristo Gesù per anni e in un momento cruciale, una disgrazia, una morte, uno scandalo, affermiamo di aver perso la fede. Segno che quella fiammella che era in noi era fioca.



sabato 20 maggio 2017

Lectio Divina - VI Domenica di Pasqua

La Lectio Divina è tratta dal libro
"Lectio Divina(2016), Ed. Vita Carmelitana
P. Anastasio Francesco Filieri O Carm
Commento filatelico dell'Avv.to Francesco Gatto



VI Domenica di Pasqua - Anno A
Dal Vangelo secondo Giovanni 
(Gv. 14,15-21)


15 Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. 16 Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre: 17 lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi. 18 Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi. 19 Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. 20 In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi. 21 Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui”.

Breve esegesi 
Il quadro è motivato dalla sua partenza e il lascito ai suoi: ”Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”. Gesù ribadisce loro di rimanere nel suo amore e osservare quanto ha loro comandato, per rendere credibile e visibile l’amore con cui li ha amati. Pregherà il Padre perché mandi il Paraclito, il consolatore, il difensore, colui che starà accanto a loro, che lo sostituirà, perché abbiano lo spirito di verità, sconosciuto al mondo, ma non a loro, perché vi inabita. Sarà il continuatore della sua presenza e della sua opera, il loro difensore di fronte all'odio del mondo. Annunzia ai suoi che non li lascerà orfani, perché si paragona a un padre, a un maestro che, nella tradizione rabbinica, non lascia orfani i figli. Glorificherà quanto Gesù ha detto e ha fatto, in questo li assisterà, perché non parlerà di sè. A Giuda Taddeo afferma :”Se uno mi ama anche il Padre lo amerà e faremo dimora presso di lui”. La comunione con il Padre e la divina intimità del Figlio è data anche ai suoi. La dimora dell’anima è propria dello Spirito Santo, per cui è una inabitazione trinitaria.

Meditazione pregata 
Cristo Gesù, hai condiviso anni di vita con i tuoi discepoli; ma sta per compiersi la tua ora in un crescendo, fino a staccarti dai tuoi e salire al Padre. La dimensione umana e la forza dello Spirito ti aprono il cuore alle raccomandazioni finali, a un testamento. Ed è testamento di amore, perché l’amore con cui li hai amati, vuoi rimanga in loro, si stabilizzi, e sia da essi testimoniato davanti agli occhi degli uomini. In un legalismo giudaico, hai scovato che il cuore della legge è l’amore verso il Signore Dio e il prossimo, da non identificarsi solo nel connazionale o nel correligionario. Nel bastardo samaritano che si prende cura del giudeo semimorto ne hai presentato il modello. Poni il dubitativo nella raccomandazione ultima: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti”. Il tuo comandamento successivo, Cristo Signore, è esplicito e impegnativo: “Vi do un comandamento nuovo: amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi”. Tu sei l’amore incarnato: hai dato te stesso, la tua vita e versato il tuo sangue per riscattarci dalla condizione di peccato. Dall’amore con cui ci ameremo in te e tra noi scaturirà la tua preghiera al Padre perché invii il tuo Santo Spirito. Trinità beata, sei amore e vuoi che l’amore con cui vi amate sia in noi e dimori in noi. Tu, Cristo Signore, hai promesso che sarai con noi tutti i giorni fino alla fine dei secoli, mediante il Santo Spirito. Egli sarà l’assistente, il difensore, il testimone della tua santa Chiesa, la guiderà perché si conservi santa e immacolata, non si smarrisca e non ti tradisca. Per la sua potenza ti renderà presente nel memoriale eucaristico, genererà nello Spirito quanti continueranno la tua opera apostolica, crismerà ogni credente nel tuo nome, per essere inserito in te sacerdote, re e profeta, essere membro vivo del tuo corpo, che è la tua Chiesa.

Per la vita 
Gesù manifesta tutta la sua divina tenerezza per coloro con cui ha condiviso la vita e ora sta per lasciare. Chiede loro di rimanere nel suo amore, osservando quanto ha loro annunziato, comandato. Manifesteranno così il suo amore per lui. “Ancora un poco…io vivo e voi vivrete”. Gli smarrimenti, la desolazione che ci può dare il guardare questo mondo, la sofferenza, non ci farà trovare più soli, ma immersi nel suo amore, nell’esperienza della trascendenza. Vivremo del conforto della sua presenza in noi. Quale la tua esperienza di amore verso Cristo, quale il tuo vissuto in lui? Malgrado l’umana fragilità abbiamo il bisogno e la gioia di vivere in corrispondenza del suo vangelo, dei suoi comandi, per esser nel suo amore. Il “venga il tuo regno” nella preghiera che Cristo ci ha insegnato non può configurarsi come “la recita del Padre Nostro”, ma è una impetrazione e un impegno quotidiano di sperimentare l’appartenenza al suo regno e una missione di vita assieme. Quanto, se hai responsabilità ecclesiali, usi Cristo Gesù per il tuo affermarti? Quanto è in te lo spirito di diaconia, della lavanda dei piedi? Quale rapporto vivi tra il Vangelo e la cultura di questo mondo? Sei capace di innestarvi il vangelo?


venerdì 12 maggio 2017

Lectio Divina - V Domenica di Pasqua


La Lectio Divina è tratta dal libro
"Lectio Divina(2016), Ed. Vita Carmelitana
P. Anastasio Francesco Filieri O Carm
Commento filatelico dell'Avv.to Francesco Gatto



V Domenica di Pasqua - Anno A
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv. 14,1-12)


1”Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. 2 Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l’avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; 3 quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. 4 E del luogo dove io vado, voi conoscete la via”. 5 Gli disse Tommaso: “Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?”. 6 Gli disse Gesù: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. 7 Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto”. 8 Gli disse Filippo: “Signore, mostraci il Padre e ci basta”. 9 Gli rispose Gesù: “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? 10 Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere. 11 Credetemi: io sono nel Padre 12 In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre”.

Breve esegesi 

Il discorso di Gesù verte su una duplice escatologia, sia la dimora futura con Gesù presso il Padre, come anche al presente in ogni credente in lui. Il Padre e il Figlio pongono la loro dimora in chi li ama già su questa terra, nel già e non ancora. Il rapporto di amicizia e di amore è anticipato su questa terra e terminerà nella dimora del Padre. Il dialogo molto pregnante con i suoi discepoli sulla sua identità con il Padre è il compimento della rivelazione: Lui e il Padre sono la stessa cosa. I segni e le opere che, per suo mezzo si compiono, attestano la presenza e la potenza del Padre in lui. I discepoli sono turbati perché Gesù rivela il suo salire al Padre, per preparare un posto per loro. Lui è la via al Padre. Tommaso, come sempre uomo concreto, vuole conoscere questa via e Gesù afferma che lui è: ”La via la verità, la vita”, aprendo anche spiragli per la nostra relazione con lui. Una più profonda conoscenza di lui li avrebbe indotti a vedere che il Padre è in lui, perché compie le opere del Padre. E’la risposta a Filippo. Chi crederà in lui compirà le stesse opere. E’ il mandato che lascia ai suoi, che saranno i continuatori delle opere da lui compiute. 

Meditazione pregata
 
Cristo Gesù, hai detto ai tuoi discepoli che vai a preparare per loro un posto. Non è una escatologia che prospetta gli avvenimenti ultimi. E’ una previa escatologia, che si attuerà fra non molto, quasi in un prossimo presente, quando sarai innalzato sulla croce e attirerai tutti a te, attestando la tua regalità e fondando il tuo regno. Entrando attuerai quella tua promessa, “gli ultimi saranno i primi”: il brigante crocifisso alla tua destra occuperà il primo posto. Lascerai i tuoi e andrai al Padre quando, crocifisso, affidato nelle sue mani il tuo ultimo respiro, si sarà consumata la tua ora: la redenzione dell’umanità che offrirai al Padre, nell'obbedienza al suo volere. Innalzato sulla croce, sarai attirato al Padre e assiso alla sua destra dove, salito al cielo, andrai a giudicare i vivi e i morti, opera iniziata con la discesa agli inferi. Ora sei nella gioia e vuoi che questa gioia sia piena in te e tra i tuoi discepoli, perché andrai a consegnare al Padre quanto ti ha dato di compiere. Il tuo essere una cosa sola con il Padre e condividere ciò con i tuoi ha suscitato la richiesta di Filippo: “Signore, mostraci il Padre e ci basta”. Quasi a dire non parlarne solamente, ma rendilo visibile ai nostri occhi. La tua risposta, Cristo Signore, è stata una rivelazione: “Io e il Padre siamo la stessa cosa”. Il Padre si è reso visibile in te per l’autorità della tua parola, per i segni e le opere che hai compiuto. Avrebbero dovuto già intenderlo. Ma Filippo, come noi e il tuo Tommaso, è fatto di carne, con le sue esigenze visive. Quante volte, Signore, diciamo anche nella preghiera e prima ancora nella vita che Tu non ci sei, che ti sei allontanato da noi? Abbiamo sempre bisogno della rinnovata parola tua rivelatrice, che attesti la tua presenza, per affermare: credo, sii lampada ai miei passi, sei Tu il mio Signore e il mio Dio. 

Per la vita 

Gesù si presenta come il nuovo Mosè che traghetta il popolo di Dio verso la terra promessa dell’incontro con il Padre. In Lui avverrà il nostro esodo e la nostra pasqua. Intanto siamo in cammino per cieli nuovi e terra nuova. Cristo Gesù con la sua incarnazione, la sua divina identità, ci ha dato accesso a credere in Dio: ”Dio nessuno lo ha visto, il Figlio Unigenito che è nel seno Padre, Lui ce lo ha rivelato”. La presenza storica di Cristo tra noi soccorre la tua fede in Dio, nei dubbi che attraversano la mente? La tua fede è cristo centrica, Lui il perno su cui ruota la tua vita spirituale, morale, il tuo impegno di vita ecclesiale, sociale, familiare? Servi lui “con cuore puro e retta coscienza”? I suoi discepoli erano attenti alla proclamazione del regno e alla manifestazione della sua potenza per le opere da lui compiute, avendo in mente l’avvento del regno messianico. Inserendoti nel servizio al popolo di Dio, coltivi personali interessi, gratificazioni, autoaffermazione? E’ in te lo spirito della diaconia ? Gesù rivela, con una condivisione intima e intensa, come da amici, la sua identità, in uno con il Padre, di cui ne è la via, la verità di vita. Lo è anche per te dandoti accesso al Padre, per una divina intimità?