sabato 20 maggio 2017

Lectio Divina - VI Domenica di Pasqua

La Lectio Divina è tratta dal libro
"Lectio Divina(2016), Ed. Vita Carmelitana
P. Anastasio Francesco Filieri O Carm
Commento filatelico dell'Avv.to Francesco Gatto



VI Domenica di Pasqua - Anno A
Dal Vangelo secondo Giovanni 
(Gv. 14,15-21)


15 Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. 16 Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre: 17 lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi. 18 Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi. 19 Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. 20 In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi. 21 Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui”.

Breve esegesi 
Il quadro è motivato dalla sua partenza e il lascito ai suoi: ”Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”. Gesù ribadisce loro di rimanere nel suo amore e osservare quanto ha loro comandato, per rendere credibile e visibile l’amore con cui li ha amati. Pregherà il Padre perché mandi il Paraclito, il consolatore, il difensore, colui che starà accanto a loro, che lo sostituirà, perché abbiano lo spirito di verità, sconosciuto al mondo, ma non a loro, perché vi inabita. Sarà il continuatore della sua presenza e della sua opera, il loro difensore di fronte all'odio del mondo. Annunzia ai suoi che non li lascerà orfani, perché si paragona a un padre, a un maestro che, nella tradizione rabbinica, non lascia orfani i figli. Glorificherà quanto Gesù ha detto e ha fatto, in questo li assisterà, perché non parlerà di sè. A Giuda Taddeo afferma :”Se uno mi ama anche il Padre lo amerà e faremo dimora presso di lui”. La comunione con il Padre e la divina intimità del Figlio è data anche ai suoi. La dimora dell’anima è propria dello Spirito Santo, per cui è una inabitazione trinitaria.

Meditazione pregata 
Cristo Gesù, hai condiviso anni di vita con i tuoi discepoli; ma sta per compiersi la tua ora in un crescendo, fino a staccarti dai tuoi e salire al Padre. La dimensione umana e la forza dello Spirito ti aprono il cuore alle raccomandazioni finali, a un testamento. Ed è testamento di amore, perché l’amore con cui li hai amati, vuoi rimanga in loro, si stabilizzi, e sia da essi testimoniato davanti agli occhi degli uomini. In un legalismo giudaico, hai scovato che il cuore della legge è l’amore verso il Signore Dio e il prossimo, da non identificarsi solo nel connazionale o nel correligionario. Nel bastardo samaritano che si prende cura del giudeo semimorto ne hai presentato il modello. Poni il dubitativo nella raccomandazione ultima: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti”. Il tuo comandamento successivo, Cristo Signore, è esplicito e impegnativo: “Vi do un comandamento nuovo: amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi”. Tu sei l’amore incarnato: hai dato te stesso, la tua vita e versato il tuo sangue per riscattarci dalla condizione di peccato. Dall’amore con cui ci ameremo in te e tra noi scaturirà la tua preghiera al Padre perché invii il tuo Santo Spirito. Trinità beata, sei amore e vuoi che l’amore con cui vi amate sia in noi e dimori in noi. Tu, Cristo Signore, hai promesso che sarai con noi tutti i giorni fino alla fine dei secoli, mediante il Santo Spirito. Egli sarà l’assistente, il difensore, il testimone della tua santa Chiesa, la guiderà perché si conservi santa e immacolata, non si smarrisca e non ti tradisca. Per la sua potenza ti renderà presente nel memoriale eucaristico, genererà nello Spirito quanti continueranno la tua opera apostolica, crismerà ogni credente nel tuo nome, per essere inserito in te sacerdote, re e profeta, essere membro vivo del tuo corpo, che è la tua Chiesa.

Per la vita 
Gesù manifesta tutta la sua divina tenerezza per coloro con cui ha condiviso la vita e ora sta per lasciare. Chiede loro di rimanere nel suo amore, osservando quanto ha loro annunziato, comandato. Manifesteranno così il suo amore per lui. “Ancora un poco…io vivo e voi vivrete”. Gli smarrimenti, la desolazione che ci può dare il guardare questo mondo, la sofferenza, non ci farà trovare più soli, ma immersi nel suo amore, nell’esperienza della trascendenza. Vivremo del conforto della sua presenza in noi. Quale la tua esperienza di amore verso Cristo, quale il tuo vissuto in lui? Malgrado l’umana fragilità abbiamo il bisogno e la gioia di vivere in corrispondenza del suo vangelo, dei suoi comandi, per esser nel suo amore. Il “venga il tuo regno” nella preghiera che Cristo ci ha insegnato non può configurarsi come “la recita del Padre Nostro”, ma è una impetrazione e un impegno quotidiano di sperimentare l’appartenenza al suo regno e una missione di vita assieme. Quanto, se hai responsabilità ecclesiali, usi Cristo Gesù per il tuo affermarti? Quanto è in te lo spirito di diaconia, della lavanda dei piedi? Quale rapporto vivi tra il Vangelo e la cultura di questo mondo? Sei capace di innestarvi il vangelo?


venerdì 12 maggio 2017

Lectio Divina - V Domenica di Pasqua


La Lectio Divina è tratta dal libro
"Lectio Divina(2016), Ed. Vita Carmelitana
P. Anastasio Francesco Filieri O Carm
Commento filatelico dell'Avv.to Francesco Gatto



V Domenica di Pasqua - Anno A
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv. 14,1-12)


1”Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. 2 Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l’avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; 3 quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. 4 E del luogo dove io vado, voi conoscete la via”. 5 Gli disse Tommaso: “Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?”. 6 Gli disse Gesù: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. 7 Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto”. 8 Gli disse Filippo: “Signore, mostraci il Padre e ci basta”. 9 Gli rispose Gesù: “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? 10 Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere. 11 Credetemi: io sono nel Padre 12 In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre”.

Breve esegesi 

Il discorso di Gesù verte su una duplice escatologia, sia la dimora futura con Gesù presso il Padre, come anche al presente in ogni credente in lui. Il Padre e il Figlio pongono la loro dimora in chi li ama già su questa terra, nel già e non ancora. Il rapporto di amicizia e di amore è anticipato su questa terra e terminerà nella dimora del Padre. Il dialogo molto pregnante con i suoi discepoli sulla sua identità con il Padre è il compimento della rivelazione: Lui e il Padre sono la stessa cosa. I segni e le opere che, per suo mezzo si compiono, attestano la presenza e la potenza del Padre in lui. I discepoli sono turbati perché Gesù rivela il suo salire al Padre, per preparare un posto per loro. Lui è la via al Padre. Tommaso, come sempre uomo concreto, vuole conoscere questa via e Gesù afferma che lui è: ”La via la verità, la vita”, aprendo anche spiragli per la nostra relazione con lui. Una più profonda conoscenza di lui li avrebbe indotti a vedere che il Padre è in lui, perché compie le opere del Padre. E’la risposta a Filippo. Chi crederà in lui compirà le stesse opere. E’ il mandato che lascia ai suoi, che saranno i continuatori delle opere da lui compiute. 

Meditazione pregata
 
Cristo Gesù, hai detto ai tuoi discepoli che vai a preparare per loro un posto. Non è una escatologia che prospetta gli avvenimenti ultimi. E’ una previa escatologia, che si attuerà fra non molto, quasi in un prossimo presente, quando sarai innalzato sulla croce e attirerai tutti a te, attestando la tua regalità e fondando il tuo regno. Entrando attuerai quella tua promessa, “gli ultimi saranno i primi”: il brigante crocifisso alla tua destra occuperà il primo posto. Lascerai i tuoi e andrai al Padre quando, crocifisso, affidato nelle sue mani il tuo ultimo respiro, si sarà consumata la tua ora: la redenzione dell’umanità che offrirai al Padre, nell'obbedienza al suo volere. Innalzato sulla croce, sarai attirato al Padre e assiso alla sua destra dove, salito al cielo, andrai a giudicare i vivi e i morti, opera iniziata con la discesa agli inferi. Ora sei nella gioia e vuoi che questa gioia sia piena in te e tra i tuoi discepoli, perché andrai a consegnare al Padre quanto ti ha dato di compiere. Il tuo essere una cosa sola con il Padre e condividere ciò con i tuoi ha suscitato la richiesta di Filippo: “Signore, mostraci il Padre e ci basta”. Quasi a dire non parlarne solamente, ma rendilo visibile ai nostri occhi. La tua risposta, Cristo Signore, è stata una rivelazione: “Io e il Padre siamo la stessa cosa”. Il Padre si è reso visibile in te per l’autorità della tua parola, per i segni e le opere che hai compiuto. Avrebbero dovuto già intenderlo. Ma Filippo, come noi e il tuo Tommaso, è fatto di carne, con le sue esigenze visive. Quante volte, Signore, diciamo anche nella preghiera e prima ancora nella vita che Tu non ci sei, che ti sei allontanato da noi? Abbiamo sempre bisogno della rinnovata parola tua rivelatrice, che attesti la tua presenza, per affermare: credo, sii lampada ai miei passi, sei Tu il mio Signore e il mio Dio. 

Per la vita 

Gesù si presenta come il nuovo Mosè che traghetta il popolo di Dio verso la terra promessa dell’incontro con il Padre. In Lui avverrà il nostro esodo e la nostra pasqua. Intanto siamo in cammino per cieli nuovi e terra nuova. Cristo Gesù con la sua incarnazione, la sua divina identità, ci ha dato accesso a credere in Dio: ”Dio nessuno lo ha visto, il Figlio Unigenito che è nel seno Padre, Lui ce lo ha rivelato”. La presenza storica di Cristo tra noi soccorre la tua fede in Dio, nei dubbi che attraversano la mente? La tua fede è cristo centrica, Lui il perno su cui ruota la tua vita spirituale, morale, il tuo impegno di vita ecclesiale, sociale, familiare? Servi lui “con cuore puro e retta coscienza”? I suoi discepoli erano attenti alla proclamazione del regno e alla manifestazione della sua potenza per le opere da lui compiute, avendo in mente l’avvento del regno messianico. Inserendoti nel servizio al popolo di Dio, coltivi personali interessi, gratificazioni, autoaffermazione? E’ in te lo spirito della diaconia ? Gesù rivela, con una condivisione intima e intensa, come da amici, la sua identità, in uno con il Padre, di cui ne è la via, la verità di vita. Lo è anche per te dandoti accesso al Padre, per una divina intimità?


domenica 7 maggio 2017

Lectio Divina - IV Domenica di Pasqua


La Lectio Divina è tratta dal libro
"Lectio Divina(2016), Ed. Vita Carmelitana
P. Anastasio Francesco Filieri O Carm
Commento filatelico dell'Avv.to Francesco Gatto


IV Domenica di Pasqua - Anno A
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv. 10,1-10)





”In verità, in verità vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. 2 Chi invece entra per la porta, è il pastore delle pecore. 3 Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori. 4 E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. 5 Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei”. 6 Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono che cosa significava ciò che diceva loro.7 Allora Gesù disse loro di nuovo: “In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore. 8 Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. 9 Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo. 10 Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”.

Breve esegesi 

L’evangelista riveste di contenuto cristologico la festa della dedicazione. Gesù è il tempio santo del Padre. Dopo aver guarito il cieco nato afferma: 
“Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza, io sono la porta delle pecore, gli altri sono mercenari“, in contrapposizione ai capi del popolo. Gesù ricopre di varie immagini la figura del buon pastore. 
La parabola sottolinea la commozione di Cristo nel vedere le folle sbandate, senza guide, come pecore senza pastore, abbandonate e preda dei mercenari. Il buon pastore entra per la porta, i ladri per la finestra. La porta è Cristo che dà accesso alle sue pecore. Lui buon pastore, chiama per nome le sue pecore, perché a ognuna ha dato un nome particolare. Riconoscono la sua voce e lo seguono. E’ il rapporto intimo di conoscenza, segno dell’appartenenza e protezione della vita delle pecore. 
“Lo seguono” indica la corrispondenza tra pastore e gregge. L’ovile esprime il sacro recinto del tempio, mentre il gregge è configurato al popolo di Dio. Il modo con cui ribadisce l’amore per le sue pecore si configura con il dono della sua vita per loro, a differenza dei farisei e capi del popolo, ritenuti dei mercenari.



Meditazione pregata 

Cristo Gesù Tu sei la porta ove entrare e avere la vita, tu sei il buon pastore; ma Tu sei colui che è, la pienezza dell’essere e basta. Ogni modo di essere ha in te la fonte, Tu ne sei la porta, solo entrando per essa ha senso la vita, è bella la pace che sorpassa l’umano sentire e infonde il tuo Spirito di risorto. Tu sei la porta per la nostra preghiera: quanto impetriamo al Padre lo chiediamo per tuo mezzo: “Per Cristo Nostro Signore”. Tutta la preghiera liturgica richiede la tua intercessione presso il Padre. Più ancora, di tutta la liturgia sei la porta, perché nella redenzione da te operata ha il fondamento ogni sacramento e porta sei della grazia divina, del soprannaturale. Cristo Signore, aprici sempre la porta per accedere a te e, parafrasando Sant'Agostino, diremo che inquieto è il nostro cuore se non ci fai entrare per la porta nel tuo ovile, ove ci custodisci e ci annoveri nel tuo gregge. Tu sei il buon pastore, come potresti non esserlo se hai dato la vita per le tue pecore? C’è chi dona e c’è chi prende; il mercenario oltre il prezzo stabilito per la custodia delle pecore, cerca di accaparrarsi sottobanco, di nascosto dagli occhi del padrone, quanto il gregge gli può fornire. Alla tua nascita, Cristo Signore, i primi ad adorarti sono stati i pastori: Tu sei venuto a salvare chi era perduto e a loro hai dato accesso per primi ad adorarti presso la culla, benché ritenuti ladri. Tu sei il nostro buon pastore e non il mercenario, perché hai dato e non preso, hai dato la tua vita per il tuo gregge. Vogliamo che Tu sia la nostra speranza onde porre in te le nostre speranze. Tu la nostra guida: indicaci le strade da percorrere per vivere in pienezza, in verità, in interiore onestà davanti a te e agli uomini la quotidianità della vita. E quando ci chiamerai, ci introdurrai alla destra nel tuo regno, non tra i capri. Così spero e così sia.


Per la vita 


Gesù vuole che abbiamo sapientemente discernere a chi affidare la nostra vita. Nessuno può assolutizzarsi come guida, ma deve fare riferimento al buon pastore, essere strumento di vita in Cristo. Occorre sapientemente e liberamente discernere chi umanamente e spiritualmente può aiutare il nostro cammino di vita. Persone interiormente libere, non portate a servirsi di noi per l’autoaffermazione. Cristo si è fatto servo di tutti. Bisogna anche liberarsi dalle varie dipendenze, onde pervenire alla maturità di vita in Cristo. Nella tua vita quanto attendi a maturarti nella misura di Cristo, mediante il suo vangelo, tua vita? Quanto spirito di Cristo è in te, per risentirlo come guida nel tuo cammino? Chi fa sostanziale riferimento alla guida spirituale di uomini, piuttosto che alla Parola, al Vangelo, a Cristo stesso, potrebbe dare segni di immaturità e di dipendenza. La vera direzione spirituale mira alla direzione spirituale personale. Gesù ha detto, dello Spirito Sano, ai suoi:”Lui vi insegnerà ogni cosa”. I farisei si facevano pagare le consulenze sulla legge, specie dalle vedove. Non rincorrere la retorica emotiva del buon pastore, ma sappi ancorarti a lui, lasciare che la tua mente sia in lui.


venerdì 28 aprile 2017

Lectio Divina - III Domenica di Pasqua


III Domenica di Pasqua - Anno A Dal Vangelo secondo Luca (Lc. 24,13-35)

13 Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, 14 e conversavano di tutto quello che era accaduto. 15 Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. 16 Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. 17 Ed egli disse loro: “Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?”. Si fermarono, col volto triste; 18 uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: “Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?”. 19 Domandò: “Che cosa?”. Gli risposero: “Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; 20 come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l’hanno crocifisso. 21 Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. 22 Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro 23 e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. 24 Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto”. Ed egli disse loro: “Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! 26 Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?”. 27 E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. 28 Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. 29 Ma essi insistettero: “Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino”. Egli entrò per rimanere con loro. 30 Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. 31 Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. 32 Ed essi si dissero l’un l’altro: “Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?”. 33 E partirono senz'indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, 34 i quali dicevano: “Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone”. 35 Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.


Breve esegesi 

Il racconto lucano manifesta come il Cristo si riconosce nell'adempimento delle scritture e nello spezzare il pane, ed evidenzia che oltre gli apostoli avesse un seguito di discepoli. Due di loro, lungo il cammino di Emmaus, discutevano degli ultimi eventi circa il Cristo Messia e condividevano la loro delusione. Attendevano che Cristo Gesù fosse stato lui il Messia che avrebbe riscattato Israele. In loro c’è un coinvolgimento appassionato e un amore trepidante per la vicenda del Nazareno. Non lo riconoscono perché solo nella fede della resurrezione, con il corpo trasfigurato, Gesù si fa riconoscere. Mentre si dicono che alcuni, hanno trovato il sepolcro vuoto. Gesù, in incognito, si accompagna a loro, li sente discutere, come facevano abitualmente i giudei nel loro camminare, e li rimprovera perché duri di cuore a intendere le scritture. Mentre cita le stesse, è invitato a cena da loro, perché si fa sera, come anche in loro. Nello spezzare il pane lo riconoscono, mentre Gesù scompare dai loro occhi. Lo “spezzare il pane” di Cristo si configurerà alla cena pasquale del Signore, nella primitiva comunità cristiana. Tornati a Gerusalemme affermano:”Il Signore è veramente risorto”. Sarà il cuore della Chiesa apostolica. 

Meditazione pregata 

Cristo Gesù, lungo la strada di Emmaus non hai incontrato solo i due discepoli, ma tutti noi. In loro vi è tanta storia che ci appartiene. Anche noi mai compiutamente saldati nella fede in te, se non negli eventi favorevoli della vita. Loro hanno creduto in te, si sono posti alla tua sequela; ma lo scandalo della croce li ha sconvolti e fatto perdere la speranza che avevi alimentato in loro. Talmente presi dal loro smarrimento, che al tuo approssimarti e parlare con loro non ti hanno riconosciuto, quasi scomparso dalla loro mente. Anche meravigliati di te che non eri a conoscenza dei fatti avvenuti, nei giorni precedenti in Gerusalemme. Tu, Cristo Signore, hai loro aperto il cuore alla intelligenza delle scritture. Vorremmo anche noi sentirci aprire il cuore, quando abbiamo tra le mani la tua Parola, perché non sia una lettura, un leggere senza far penetrare dentro la tua Parola, senza farla impattare con la nostra vita, per renderla a misura della Parola ascoltata. Dopo aver dispiegato loro le scritture, non volevano allontanarsi più da te. Eri nuovamente entrato nel loro cuore e nella loro vita; ma il tuo allontanamento fa sera in loro. E, trattenuto, hai rinnovato il gesto con cui ti hanno identificato e ti identifichiamo: lo spezzare il pane. Gesto che ci hai dato di compiere in tua memoria. Sei scomparso dai loro occhi, ma sei rimasto dentro di loro: “Non ci ardeva forse il cuore in petto quando lungo la via ci spiegava le scritture”? Cristo Gesù, hai incontrato Nicodemo, Zaccheo, la Samaritana, la Maddalena, ma questo è l’incontro in cui tu fai risorgere con te il cuore dei tuoi discepoli e spezzi il pane con loro e per loro. Nei dubbi, nei travagli della vita, nelle sofferenze, nei ripiegamenti su noi stessi, renditi presente in noi e spezza il pane del risorto, per la nostra resurrezione in te. 

Per la vita
 
L’incredulità sembra trionfare nei confronti di Gesù, specie se la sapienza divina sceglie la croce come via alla gloria. Il mistero pasquale genera incomprensione tra apostoli e discepoli che hanno valutato le parole di Gesù riportandole alle loro umane categorie e attese del regno. Chiarisce il pensiero il passaggio di Pietro tra”darò la mia vita per te” e il rinnegamento. Solo la fede in Gesù e il dono dello Spirito Santo, renderanno credibili la vittoria sulla morte e la resurrezione. E’ ciò che proclamerà la comunità apostolica:”Il Signore è veramente risorto Alleluja ! Gesù rimprovera i discepoli di Emmaus, duri di cuore a intendere le scritture. Per riconoscerlo bisogna aprire il cuore alla rivelazione di Dio. Avverti la necessità quotidiana di far risuonare dentro di te la Parola di Dio? Il dubbio, espressione del limite ontologico dell’uomo, è vinto dall'ascolto, dalla risonanza dello spirito di Dio in noi, che suscita l’adesione a lui nel nostro pensare e agire. Nello “spezzare il pane” Gesù si identifica, sarà l’evento pasquale nel quale si raccoglierà la comunità apostolica. È lo spezzarsi di Cristo, del proprio corpo, della propria vita per farsi nostro cibo. Cosa suscita in te questa pregnante espressione ?


domenica 23 aprile 2017

Festa della Divina Misericordia


Le Promesse di Gesù

Gesù ha deciso di farci dei grandissimi doni, essendo Egli Re della Misericordia ancor prima che Giudice infinitamente giusto, poiché "l'umanità non troverà la pace finché non si rivolgerà con fiducia alla Mia Misericordia". Ecco qui le Sue promesse:

"L'Anima che venererà questa immagine non perirà. Le prometto, ancora sulla Terra, la vittoria sui nemici, ma specialmente in punto di morte.

Io, il Signore, la proteggerò come Mia Gloria. I raggi del Mio Cuore significano Sangue ed Acqua, e riparano le Anime dall'ira del Padre Mio. Beato chi vive alla loro ombra, poiché non lo raggiungerà la mano della Giustizia Divina.

Proteggerò, come una madre protegge il suo bambino, le anime che diffonderanno il culto alla Mia Misericordia, per tutta la loro vita; nell'ora della loro morte, non sarò per loro Giudice ma Salvatore.". La preghiera di venerazione che Gesù ha dettato è la seguente:
O ACQUA E SANGUE CHE SCATURISCI DAL CUORE DI GESU' COME SORGENTE DI MISERICORDIA PER NOI IO CONFIDO IN TE.
"Io do all'umanità un vaso col quale potrà andare ad attingere le grazie alla sorgente della Misericordia: questo vaso è l'immagine con questa iscrizione: "Gesù, io confido in Te!".

Questa immagine deve continuamente ricordare alla povera umanità l'infinita Misericordia di Dio. Chiunque avrà esposta ed onorata, nella sua casa, la Mia Divina Effigie sarà preservato dal castigo.

VEDI NOTA
Come gli antichi Ebrei che avevano segnato le loro case con la croce fatta col sangue dell'agnello pasquale furono risparmiati dall'Angelo Sterminatore, così sarà in quei tristi momenti per coloro che mi avranno onorato esponendo la mia immagine."

"Quanto più grande è la miseria degli uomini, tanto maggior diritto hanno alla Mia Misericordia, perché desidero salvarli tutti. Scrivi che prima di venire come Giudice, spalancherò tutta la grande porta della Mia Misericordia. Chi non vuol passare da questa porta, dovrà passare per quella della Mia Giustizia.
La sorgente della Mia Misericordia è stata aperta dal colpo di lancia sulla Croce, per tutte le Anime. Non ne ho esclusa nessuna. L'umanità non troverà né tranquillità né pace finché non si rivolgerà alla Mia Misericordia. Dì all'umanità sofferente che si rifugi nel Mio Cuore Misericordioso, ed Io la ricolmerò di pace."

"Desidero che la prima domenica dopo Pasqua sia la Festa della Mia Misericordia. Figlia Mia, parla a tutto il mondo della Mia incommensurabile Misericordia! L'Anima che in quel giorno si sarà confessata e comunicata, otterrà piena remissione di colpe e castighi. Desidero che questa Festa si celebri solennemente in tutta la Chiesa." (http://www.festadelladivinamisericordia.com/)

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(* ) Santa Maria Faustina Kowalska, al secolo Helena Kowalska (Głogowiec, 25 agosto 1905 – Cracovia, 5 ottobre 1938), è stata una religiosa polacca, appartenente alla congregazione delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia, propagatrice della devozione a Gesù misericordioso; nel 2000 è stata canonizzata da papa Giovanni Paolo II. Viene venerata in tutto il mondo come l'Apostola della Divina Misericordia. 
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sabato 22 aprile 2017

Lectio Divina - II Domenica di Pasqua


La Lectio Divina è tratta dal libro
"Lectio Divina(2016), Ed. Vita Carmelitana
P. Anastasio Francesco Filieri O Carm
Commento filatelico dell'Avv.to Francesco Gatto


II Domenica di Pasqua - Anno A
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv. 20,19-31)

VATICANO 1962 - Vittoria di Cristo sulla Morte
19 La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!”. 20 Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21 Gesù disse loro di nuovo: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi”. 22 Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo; 23 a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi”. 24 Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. 25 Gli dissero allora gli altri discepoli: “Abbiamo visto il Signore!”. Ma egli disse loro: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò”. 26 Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!”. 27 Poi disse a Tommaso: “Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!”. 28 Rispose Tommaso: “Mio Signore e mio Dio!”. 29 Gesù gli disse: “Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!30 Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro. 31 Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Breve esegesi 

Gesù appare ai suoi, sprangati nel cenacolo per paura dei giudei, il giorno dopo il sabato, attraversando la porta chiusa, segno che la sua corporeità era stata trasfigurata, divinizzata come sul Tabor, non soggetto alle leggi normali dei corpi. La resurrezione di Cristo è la glorificazione del servo di Jahvè è il fondamento della comunità apostolica. Al timore dei suoi discepoli si contrappone il dono della pace del risorto, mostrando mani e fianco perforati. Il rallegrarsi dei suoi discepoli era stato preannunziato nei discorsi di addio. Mostra le ferite della crocifissione per attestare che il crocifisso è risorto e, assieme al dono rinnovato della pace, annunzia la missione apostolica. Il soffio, come nuova creazione nello Spirito Santo, è per la missione particolare, 
mentre la Pentecoste sarà la discesa dello Spirito Santo sul nuovo popolo di Dio, il compimento di quanto preannunziato dal Battista. Il potere di rimettere i peccati è il frutto della redenzione che dona la riconciliazione, “nel sangue sparso per la remissione dei peccati”. Tommaso, uomo concreto, vuole vedere mani e piedi trafitti. Nell’ apparizione che seguirà Gesù lo asseconda, lo rimprovera e giudica beati quanti non vedranno, ma crederanno.


Meditazione pregata 

Cristo Gesù, sei stato messo a morte, ma Tu, Signore della vita, hai vinto la morte, perché il Figlio di Dio non poteva patire la corruzione. Sei risorto secondo quanto avevi predetto ai tuoi discepoli; ma essi non hanno prestato attenzione alle tue parole e meno ancora creduto. Gli apostoli, coloro che avevano condiviso la tua vita, si erano rinchiusi nel cenacolo, il luogo dove avevi spezzato il pane per celebrare la tua pasqua, innestandola nell’antica. Avevi affermato che nessuno ama più di colui che dà la vita per i suoi amici. La paura di subire la tua stessa sorte ha preso il sopravvento sui tuoi, pur avendo condiviso i tuoi giorni. Tu, risorto, sei apparso tra loro. Sulla croce hai redento il loro peccato e ora, risorto, doni la tua pace con il soffio del tuo Spirito, con la potestà di rimettere i peccati degli uomini e riconciliarli con il Padre. Gratuità del tuo amore infinito! Mediante la tua morte e resurrezione è rimesso a tutti noi il peccato e siamo riconciliati con il Padre. Nelle nostre fragilità possiamo accedere all’altare della tua misericordia e ottenere grazia. Mistero di grazia di un Dio che per amore ha condiviso la sorte dei peccatori. Tu non permettere che abbiamo ad attardarci, come i tuoi discepoli, a rinchiuderci nel cenacolo della paura, alimentata dallo smarrimento della fede in te. Per la tua risurrezione siamo divenuti creature nuove, mediante lo Spirito Santo che hai soffiato sui tuoi. Quel soffio che il Padre Iddio alitò sui nostri progenitori, immettendo in loro il suo Spirito. In te, Cristo Signore, risorto da morte, siamo creature nuove. E Tu fai nuove tutte le cose. Non permettere che abbiamo mai ad abbandonarci a noi stessi; ma accompagnaci sempre con la forza del tuo Santo Spirito.

Per la vita

Se Cristo non fosse risorto vana sarebbe la nostra fede, afferma Paolo. Ciò che caratterizza il cristiano è la fede nella resurrezione. La sequenza liturgica pasquale fa dire alla Maddalena: “Cristo mia speranza è risorto”. Lei è l’emblema della risorta in Cristo a vita nuova. La fede nel risorto, la sua vittoria sulla morte, alimenta la nostra speranza, le nostre speranze. Il dono della pace, da Cristo rinnovato nell'incontro con i discepoli assieme al dono dello spirito, sono non solo il dono della divinità all'umanità, nel sangue redentore versato, quanto il dono a quanti credono e sperano in lui. La pace del risorto, alimenta l’interiore pace, che supera e non ci fa vittime dell’umano sentire. Cristo risorto non ci fa rimanere nel peccato, non ci fa sentire vittime della umana fragilità, perché ci risolleva dalla nostra condizione, nella capacità in lui, di trascendere. Ci fa sentire come il figliol prodigo che è accolto nella gioia dal padre. I dubbi di fede di Tommaso sono anche i tuoi ? La fede poggia sulla persona, che nel dubbio mostra tutta la sua creaturalità, la sua condizione umana. Sai dire come gli apostoli: “Signore aumenta in me la fede”. Alimenti la fede in te nella risonanza delle scritture ?

sabato 15 aprile 2017

Lectio Divina - Domenica di Pasqua Risurrezione del Signore


Domenica di Pasqua Risurrezione del Signore - Anno A
Dal Vangelo secondo Giovanni
(Gv. 20,1-10)


1 Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand'era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. 2 Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: “Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!”. 3 Uscì allora Simon Pietro insieme all'altro discepolo, e si recarono al sepolcro. 4 Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. 5 Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. 6 Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, 7 e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. 8 Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. 9 Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti. 10 I discepoli intanto se ne tornarono di nuovo a casa.

Breve esegesi
 
Con la resurrezione si compie il piano salvifico del Padre. Il suo culmine avverrà con la salita al cielo, accolto nella sua gloria. Il primo giorno della settimana, la feria prima secondo i romani, in cui Cristo è risorto da morte, diverrà il dies domini, la domenica. Sarà ricordato dalla Chiesa primitiva con il memoriale eucaristico pasquale. La pietra sepolcrale ribaltata vuole testimoniare la veridicità della resurrezione per Maria di Magdala, quella cui Gesù aveva guarito dagli spiriti, andata di buon mattino per piangere e fare i lamenti. Corre da Pietro e Giovanni, che si identifica con il discepolo cui Gesù voleva bene. Pietro vede i panni di lino per terra, a dimostrazione che il corpo non è stato trafugato, perché libero dai panni, come il sudario lasciato a parte. Viene anche Giovanni che, come Pietro, “vide e credette”. Il ricordo delle sue parole che sarebbe risorto da morte, li porta a vedere e credere che Gesù è risorto, secondo la promessa che prima li aveva lasciati increduli, perché: “Non avevano ancora compreso le scritture”, perché: “il suo corpo non avrebbe visto la corruzione”. Invece la testimonianza di Maria Maddalena, di una donna, non aveva validità giuridica presso i giudei. 

Meditazione pregata

Cristo Gesù, ti hanno posto una grossa pietra avanti al sepolcro, credendo che la tua vicenda fosse conclusa per sempre. Non ti hanno atteso risorto, essendo duri di cuore a intendere le scritture, come hai rimproverato ai discepoli di Emmaus, che ti hanno riconosciuto solo dopo che hai aperto loro il cuore alla intelligenza delle stesse e spezzato il pane con loro. In tanti hanno richiesto e visto la potenza del tuo essere divino attraverso i miracoli da te compiuti per loro, mentre non hanno creduto che la stessa potenza divina si potesse manifestare per la tua vittoria sulla morte. Deboli di fede, non hanno creduto alle tue parole. Lo stesso Pietro, sul Tabor, dopo aver ascoltato che di lì a poco saresti salito a Gerusalemme per il compiersi della tua ora e che al terzo giorno saresti risorto da morte, ha voluto fosse totalmente cancellato questo tuo progetto divino. La sola Maria di Magdala ha creduto alla tua parola, perché Tu sei risorto in lei. Il canto liberatorio del “Cristo, mia speranza, è risorto!” è il cesello di colei che ha creduto. Ha creduto perché ha molto amato. E a noi, che abbiamo compiuto il percorso quaresimale di conversione, di ritorno a te e al tuo Vangelo, dona di essere partecipi della tua risurrezione; di nuovamente sentirci rinati da acqua e Spirito Santo, come nel giorno in cui siamo stati inseriti in te, a te conformati per grazia di redenzione. Sia la tua vittoria sulla morte, la tua risurrezione, la speranza che ci sorregge quando la vita ci porta a dover reggere la nostra croce, ad attraversare i tunnel. Sii quella luce che la liturgia della veglia pasquale celebra nella luce del cero che illumina il percorso della vita del credente, dal battesimo fino al momento in cui il nostro corpo mortale si poserà disteso davanti al tuo altare, illuminato dalla luce del cero pasquale con cui è stata accesa la candela della fede, che abbiamo ricevuto nel giorno del battesimo, per contemplarti nella luce senza fine.

Per la vita 

La resurrezione di Cristo, la sua vittoria sulla morte, dà senso alla nostra fede nella sua divinità. Fede pasquale che celebriamo e attestiamo nel giorno del Signore come ci hanno trasmesso gli apostoli:”Annunziamo la tua morte, proclamiamo la tua resurrezione”. Nella sua vittoria sulla morte ha fondamento la nostra speranza, espressione esistenziale della nostra vita, che celebriamo nel memoriale pasquale, del suo corpo dato e sangue versato. La resurrezione si riscontra e si identifica nei personaggi che per primi “hanno veduto e hanno creduto”. Hanno fatto esperienza del risorto in loro. Maria di Magdala si è identificata nel Cristo vincitore della morte e risorto in lei. Pietro, l’apostolo focoso, ha rinnegato il suo Gesù e disceso lo Spirito Santo ha arringato quanti hanno messo a morte l’innocente. Giovanni voleva stare alla destra di Gesù quando avrebbe instaurato il suo regno, ma risorto con Cristo ha proclamato:”Dio è amore e chiunque ama è da Dio”. Quale risonanza ha avuto in te la Pasqua del Signore dopo il percorso quaresimale di conversione? Sei anche tu risorto a vita nuova in lui? L’evento pasquale vissuto nella liturgia della settimana santa, ha fatto di te una cosa nuova?