domenica 23 aprile 2017

Festa della Divina Misericordia


Le Promesse di Gesù

Gesù ha deciso di farci dei grandissimi doni, essendo Egli Re della Misericordia ancor prima che Giudice infinitamente giusto, poiché "l'umanità non troverà la pace finché non si rivolgerà con fiducia alla Mia Misericordia". Ecco qui le Sue promesse:

"L'Anima che venererà questa immagine non perirà. Le prometto, ancora sulla Terra, la vittoria sui nemici, ma specialmente in punto di morte.

Io, il Signore, la proteggerò come Mia Gloria. I raggi del Mio Cuore significano Sangue ed Acqua, e riparano le Anime dall'ira del Padre Mio. Beato chi vive alla loro ombra, poiché non lo raggiungerà la mano della Giustizia Divina.

Proteggerò, come una madre protegge il suo bambino, le anime che diffonderanno il culto alla Mia Misericordia, per tutta la loro vita; nell'ora della loro morte, non sarò per loro Giudice ma Salvatore.". La preghiera di venerazione che Gesù ha dettato è la seguente:
O ACQUA E SANGUE CHE SCATURISCI DAL CUORE DI GESU' COME SORGENTE DI MISERICORDIA PER NOI IO CONFIDO IN TE.
"Io do all'umanità un vaso col quale potrà andare ad attingere le grazie alla sorgente della Misericordia: questo vaso è l'immagine con questa iscrizione: "Gesù, io confido in Te!".

Questa immagine deve continuamente ricordare alla povera umanità l'infinita Misericordia di Dio. Chiunque avrà esposta ed onorata, nella sua casa, la Mia Divina Effigie sarà preservato dal castigo.

VEDI NOTA
Come gli antichi Ebrei che avevano segnato le loro case con la croce fatta col sangue dell'agnello pasquale furono risparmiati dall'Angelo Sterminatore, così sarà in quei tristi momenti per coloro che mi avranno onorato esponendo la mia immagine."

"Quanto più grande è la miseria degli uomini, tanto maggior diritto hanno alla Mia Misericordia, perché desidero salvarli tutti. Scrivi che prima di venire come Giudice, spalancherò tutta la grande porta della Mia Misericordia. Chi non vuol passare da questa porta, dovrà passare per quella della Mia Giustizia.
La sorgente della Mia Misericordia è stata aperta dal colpo di lancia sulla Croce, per tutte le Anime. Non ne ho esclusa nessuna. L'umanità non troverà né tranquillità né pace finché non si rivolgerà alla Mia Misericordia. Dì all'umanità sofferente che si rifugi nel Mio Cuore Misericordioso, ed Io la ricolmerò di pace."

"Desidero che la prima domenica dopo Pasqua sia la Festa della Mia Misericordia. Figlia Mia, parla a tutto il mondo della Mia incommensurabile Misericordia! L'Anima che in quel giorno si sarà confessata e comunicata, otterrà piena remissione di colpe e castighi. Desidero che questa Festa si celebri solennemente in tutta la Chiesa." (http://www.festadelladivinamisericordia.com/)

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(* ) Santa Maria Faustina Kowalska, al secolo Helena Kowalska (Głogowiec, 25 agosto 1905 – Cracovia, 5 ottobre 1938), è stata una religiosa polacca, appartenente alla congregazione delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia, propagatrice della devozione a Gesù misericordioso; nel 2000 è stata canonizzata da papa Giovanni Paolo II. Viene venerata in tutto il mondo come l'Apostola della Divina Misericordia. 
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sabato 22 aprile 2017

Lectio Divina - II Domenica di Pasqua


La Lectio Divina è tratta dal libro
"Lectio Divina(2016), Ed. Vita Carmelitana
P. Anastasio Francesco Filieri O Carm
Commento filatelico dell'Avv.to Francesco Gatto


II Domenica di Pasqua - Anno A
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv. 20,19-31)

VATICANO 1962 - Vittoria di Cristo sulla Morte
19 La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!”. 20 Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21 Gesù disse loro di nuovo: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi”. 22 Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo; 23 a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi”. 24 Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. 25 Gli dissero allora gli altri discepoli: “Abbiamo visto il Signore!”. Ma egli disse loro: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò”. 26 Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!”. 27 Poi disse a Tommaso: “Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!”. 28 Rispose Tommaso: “Mio Signore e mio Dio!”. 29 Gesù gli disse: “Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!30 Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro. 31 Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Breve esegesi 

Gesù appare ai suoi, sprangati nel cenacolo per paura dei giudei, il giorno dopo il sabato, attraversando la porta chiusa, segno che la sua corporeità era stata trasfigurata, divinizzata come sul Tabor, non soggetto alle leggi normali dei corpi. La resurrezione di Cristo è la glorificazione del servo di Jahvè è il fondamento della comunità apostolica. Al timore dei suoi discepoli si contrappone il dono della pace del risorto, mostrando mani e fianco perforati. Il rallegrarsi dei suoi discepoli era stato preannunziato nei discorsi di addio. Mostra le ferite della crocifissione per attestare che il crocifisso è risorto e, assieme al dono rinnovato della pace, annunzia la missione apostolica. Il soffio, come nuova creazione nello Spirito Santo, è per la missione particolare, 
mentre la Pentecoste sarà la discesa dello Spirito Santo sul nuovo popolo di Dio, il compimento di quanto preannunziato dal Battista. Il potere di rimettere i peccati è il frutto della redenzione che dona la riconciliazione, “nel sangue sparso per la remissione dei peccati”. Tommaso, uomo concreto, vuole vedere mani e piedi trafitti. Nell’ apparizione che seguirà Gesù lo asseconda, lo rimprovera e giudica beati quanti non vedranno, ma crederanno.


Meditazione pregata 

Cristo Gesù, sei stato messo a morte, ma Tu, Signore della vita, hai vinto la morte, perché il Figlio di Dio non poteva patire la corruzione. Sei risorto secondo quanto avevi predetto ai tuoi discepoli; ma essi non hanno prestato attenzione alle tue parole e meno ancora creduto. Gli apostoli, coloro che avevano condiviso la tua vita, si erano rinchiusi nel cenacolo, il luogo dove avevi spezzato il pane per celebrare la tua pasqua, innestandola nell’antica. Avevi affermato che nessuno ama più di colui che dà la vita per i suoi amici. La paura di subire la tua stessa sorte ha preso il sopravvento sui tuoi, pur avendo condiviso i tuoi giorni. Tu, risorto, sei apparso tra loro. Sulla croce hai redento il loro peccato e ora, risorto, doni la tua pace con il soffio del tuo Spirito, con la potestà di rimettere i peccati degli uomini e riconciliarli con il Padre. Gratuità del tuo amore infinito! Mediante la tua morte e resurrezione è rimesso a tutti noi il peccato e siamo riconciliati con il Padre. Nelle nostre fragilità possiamo accedere all’altare della tua misericordia e ottenere grazia. Mistero di grazia di un Dio che per amore ha condiviso la sorte dei peccatori. Tu non permettere che abbiamo ad attardarci, come i tuoi discepoli, a rinchiuderci nel cenacolo della paura, alimentata dallo smarrimento della fede in te. Per la tua risurrezione siamo divenuti creature nuove, mediante lo Spirito Santo che hai soffiato sui tuoi. Quel soffio che il Padre Iddio alitò sui nostri progenitori, immettendo in loro il suo Spirito. In te, Cristo Signore, risorto da morte, siamo creature nuove. E Tu fai nuove tutte le cose. Non permettere che abbiamo mai ad abbandonarci a noi stessi; ma accompagnaci sempre con la forza del tuo Santo Spirito.

Per la vita

Se Cristo non fosse risorto vana sarebbe la nostra fede, afferma Paolo. Ciò che caratterizza il cristiano è la fede nella resurrezione. La sequenza liturgica pasquale fa dire alla Maddalena: “Cristo mia speranza è risorto”. Lei è l’emblema della risorta in Cristo a vita nuova. La fede nel risorto, la sua vittoria sulla morte, alimenta la nostra speranza, le nostre speranze. Il dono della pace, da Cristo rinnovato nell'incontro con i discepoli assieme al dono dello spirito, sono non solo il dono della divinità all'umanità, nel sangue redentore versato, quanto il dono a quanti credono e sperano in lui. La pace del risorto, alimenta l’interiore pace, che supera e non ci fa vittime dell’umano sentire. Cristo risorto non ci fa rimanere nel peccato, non ci fa sentire vittime della umana fragilità, perché ci risolleva dalla nostra condizione, nella capacità in lui, di trascendere. Ci fa sentire come il figliol prodigo che è accolto nella gioia dal padre. I dubbi di fede di Tommaso sono anche i tuoi ? La fede poggia sulla persona, che nel dubbio mostra tutta la sua creaturalità, la sua condizione umana. Sai dire come gli apostoli: “Signore aumenta in me la fede”. Alimenti la fede in te nella risonanza delle scritture ?

sabato 15 aprile 2017

Lectio Divina - Domenica di Pasqua Risurrezione del Signore


Domenica di Pasqua Risurrezione del Signore - Anno A
Dal Vangelo secondo Giovanni
(Gv. 20,1-10)


1 Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand'era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. 2 Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: “Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!”. 3 Uscì allora Simon Pietro insieme all'altro discepolo, e si recarono al sepolcro. 4 Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. 5 Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. 6 Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, 7 e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. 8 Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. 9 Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti. 10 I discepoli intanto se ne tornarono di nuovo a casa.

Breve esegesi
 
Con la resurrezione si compie il piano salvifico del Padre. Il suo culmine avverrà con la salita al cielo, accolto nella sua gloria. Il primo giorno della settimana, la feria prima secondo i romani, in cui Cristo è risorto da morte, diverrà il dies domini, la domenica. Sarà ricordato dalla Chiesa primitiva con il memoriale eucaristico pasquale. La pietra sepolcrale ribaltata vuole testimoniare la veridicità della resurrezione per Maria di Magdala, quella cui Gesù aveva guarito dagli spiriti, andata di buon mattino per piangere e fare i lamenti. Corre da Pietro e Giovanni, che si identifica con il discepolo cui Gesù voleva bene. Pietro vede i panni di lino per terra, a dimostrazione che il corpo non è stato trafugato, perché libero dai panni, come il sudario lasciato a parte. Viene anche Giovanni che, come Pietro, “vide e credette”. Il ricordo delle sue parole che sarebbe risorto da morte, li porta a vedere e credere che Gesù è risorto, secondo la promessa che prima li aveva lasciati increduli, perché: “Non avevano ancora compreso le scritture”, perché: “il suo corpo non avrebbe visto la corruzione”. Invece la testimonianza di Maria Maddalena, di una donna, non aveva validità giuridica presso i giudei. 

Meditazione pregata

Cristo Gesù, ti hanno posto una grossa pietra avanti al sepolcro, credendo che la tua vicenda fosse conclusa per sempre. Non ti hanno atteso risorto, essendo duri di cuore a intendere le scritture, come hai rimproverato ai discepoli di Emmaus, che ti hanno riconosciuto solo dopo che hai aperto loro il cuore alla intelligenza delle stesse e spezzato il pane con loro. In tanti hanno richiesto e visto la potenza del tuo essere divino attraverso i miracoli da te compiuti per loro, mentre non hanno creduto che la stessa potenza divina si potesse manifestare per la tua vittoria sulla morte. Deboli di fede, non hanno creduto alle tue parole. Lo stesso Pietro, sul Tabor, dopo aver ascoltato che di lì a poco saresti salito a Gerusalemme per il compiersi della tua ora e che al terzo giorno saresti risorto da morte, ha voluto fosse totalmente cancellato questo tuo progetto divino. La sola Maria di Magdala ha creduto alla tua parola, perché Tu sei risorto in lei. Il canto liberatorio del “Cristo, mia speranza, è risorto!” è il cesello di colei che ha creduto. Ha creduto perché ha molto amato. E a noi, che abbiamo compiuto il percorso quaresimale di conversione, di ritorno a te e al tuo Vangelo, dona di essere partecipi della tua risurrezione; di nuovamente sentirci rinati da acqua e Spirito Santo, come nel giorno in cui siamo stati inseriti in te, a te conformati per grazia di redenzione. Sia la tua vittoria sulla morte, la tua risurrezione, la speranza che ci sorregge quando la vita ci porta a dover reggere la nostra croce, ad attraversare i tunnel. Sii quella luce che la liturgia della veglia pasquale celebra nella luce del cero che illumina il percorso della vita del credente, dal battesimo fino al momento in cui il nostro corpo mortale si poserà disteso davanti al tuo altare, illuminato dalla luce del cero pasquale con cui è stata accesa la candela della fede, che abbiamo ricevuto nel giorno del battesimo, per contemplarti nella luce senza fine.

Per la vita 

La resurrezione di Cristo, la sua vittoria sulla morte, dà senso alla nostra fede nella sua divinità. Fede pasquale che celebriamo e attestiamo nel giorno del Signore come ci hanno trasmesso gli apostoli:”Annunziamo la tua morte, proclamiamo la tua resurrezione”. Nella sua vittoria sulla morte ha fondamento la nostra speranza, espressione esistenziale della nostra vita, che celebriamo nel memoriale pasquale, del suo corpo dato e sangue versato. La resurrezione si riscontra e si identifica nei personaggi che per primi “hanno veduto e hanno creduto”. Hanno fatto esperienza del risorto in loro. Maria di Magdala si è identificata nel Cristo vincitore della morte e risorto in lei. Pietro, l’apostolo focoso, ha rinnegato il suo Gesù e disceso lo Spirito Santo ha arringato quanti hanno messo a morte l’innocente. Giovanni voleva stare alla destra di Gesù quando avrebbe instaurato il suo regno, ma risorto con Cristo ha proclamato:”Dio è amore e chiunque ama è da Dio”. Quale risonanza ha avuto in te la Pasqua del Signore dopo il percorso quaresimale di conversione? Sei anche tu risorto a vita nuova in lui? L’evento pasquale vissuto nella liturgia della settimana santa, ha fatto di te una cosa nuova?











venerdì 7 aprile 2017

Lectio Divina - Domenica delle Palme


Domenica delle Palme - Anno A
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt. 21, 1-11)

1 Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli 2 dicendo loro: “Andate nel villaggio che vi sta di fronte: subito troverete un’asina legata e con essa un puledro. Scioglieteli e conduceteli a me. 3 Se qualcuno poi vi dirà qualche cosa, risponderete: Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà subito”. 4 Ora questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato annunziato dal profeta: 5 ”Dite alla figlia di Sion: “Ecco, il tuo re viene a te mite, seduto su un ‘asina,con un puledro figlio di bestia da soma. 6 I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: 7 condussero l’asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. 8 La folla numerosissima stese i suoi mantelli sulla strada mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla via. 9 La folla che andava innanzi e quella che veniva dietro, gridava:”Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli”! 10 Entrato Gesù in Gerusalemme, tutta la città fu in agitazione e la gente si chiedeva: “Chi è costui?”. 11 E la folla rispondeva: “Questi è il profeta Gesù, da Nazareth di Galilea”.

Breve esegesi

Gesù non voleva che fosse svelata la sua identità messianica, anche quando compiva i segni che sono da Dio: i miracoli. Sarà il suo innalzamento sulla croce e la vittoria sulla morte a manifestare la sua glorificazione. Entrando in Gerusalemme a cavallo di un’asina, viene ad essere riconosciuto Messia dai pellegrini della diaspora, conoscitori delle scritture, puri di cuore e ispirati, venuti a Gerusalemme per celebrare la Pasqua. Su un’asina, come per i re e non sul cavallo, ritenuto segno della battaglia, entra trionfante nella città santa. Il popolo di pellegrini non suggestionato dai capi, come dinanzi a Pilato, che griderà il suo “crucifige”, lo acclama profeticamente Figlio di Davide, con l’Osanna, tipico saluto degli ebrei quando si incontrano nella sinagoga. Per lui sono innalzati ramoscelli di olivo e stesi panni al suo passaggio. Gesù diviene, in questo contesto, presso il popolo di Gerusalemme, segno di contraddizione, come profetizzato dal vecchio Simeone. Gesù è acclamato, prende possesso di Gerusalemme e del tempio, scacciando i mercanti e dichiarando il tempio casa del Padre suo e casa di preghiera, come preannunziato dai passi profetici di Isaia e Geremia.

Meditazione pregata 

Cristo Gesù, sei andato per città e villaggi a portare il Vangelo del Regno, seguito dalle folle, perseveranti nel seguirti; ma affamate. Mosso a compassione hai dato loro da mangiare. Riconoscenti e suggestionate dal beneficio, volevano proclamarti re e Tu sei fuggito nel deserto per incontrare il Padre, pregare ed essere nel suo volere. Ma è giunta l’ora in cui le folle, non suggestionate dal potere religioso, manifestassero quanto era racchiuso nella loro mente e nel loro cuore. Gerusalemme, città di pace e del Signore, luogo della sua presenza nel suo santo tempio, voleva e doveva proclamarti Messia. Umile, hai cavalcato un’asina e sei entrato in città. La folla in altri momenti aveva ascoltato la tua parola, era stata presente nel tempio, quando disputavi con scribi e dottori della legge e, meravigliata, aveva asserito che la tua parola era un insegnamento espresso con autorità, a differenza di quanti ti avversavano. Era meravigliata per segni e prodigi compiuti a favore di ammalati, ciechi e storpi. Nel vederti entrare in Gerusalemme ha steso i suoi mantelli, ha strappato ramoscelli di ulivo e, agitandoli in alto, ti ha gridato: “Osanna al Figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”. Osanna, come quando si fa festa nella sinagoga. Cristo Signore, questo è stato un giorno gioioso e glorioso, in cui la voce di Dio si è manifestata nella voce del popolo e dei pellegrini convenuti per celebrare l’antica pasqua; quello triste e drammatico lo hanno preparato quanti congiuravano per metterti in croce. Questa la prospettiva che vivremo, mediante la liturgia, nei giorni che verranno. Vivremo e staremo con te nell'ora delle tenebre. Tu, Cristo Signore, donaci di vivere intensamente questa settimana santa, inserendoci in te, nella tua esperienza pasquale. 

Per la vita 

La domenica delle palme attesta che i pellegrini ispirati, non come il venerdì suggestionati dai capi del popolo, riconoscono in Gesù di Nazareth l’atteso Messia. Gli uomini di Dio, conoscitori delle scritture si lasciano ispirare dallo spirito di Dio e non si accomunano acriticamente a chi li suggestiona. I pellegrini venuti a Gerusalemme per celebrare la pasqua sono mossi dalla fedeltà a Dio, per la misericordia avuta verso il suo popolo, liberandoli dalla schiavitù, facendo memoria pasquale di quanto Dio ha operato per loro. E’ l’espressione più autentica dell’antico popolo di Dio, non suggestionata dal mondo giudaico, dai padroni della legge mosaica, ma ispirata dalle scritture. Tu a quale categoria appartieni? Sai avere il senso di Dio, essere ispirato dalla sua Parola, vedere con lo spirito di Cristo le vicende della chiesa, del mondo, della tua comunità, della tua famiglia? O ti configuri a quanti hanno gridato il “crucifige” solo per non esser da meno degli altri? Le palme, gli ulivi sono segno della pace, quella tra il Messia e il suo popolo, espressa dai puri di cuore e puri di spirito. Sai nutrire interiore pace, quella che è da Dio, che sorpassa l’umano sentire? Il percorso quaresimale si concluderà con la tua pasqua?

La Lectio Divina è tratta dal libro
"Lectio Divina(2016), Ed. Vita Carmelitana
P. Anastasio Francesco Filieri O Carm
Commento filatelico dell'Avv.to Francesco Gatto




venerdì 31 marzo 2017

Lectio Divina - V Domenica di Quaresima


La Lectio Divina è tratta dal libro
"Lectio Divina(2016), Ed. Vita Carmelitana
P. Anastasio Francesco Filieri O Carm
Commento filatelico dell'Avv.to Francesco Gatto



V Domenica di Quaresima - Anno A
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv. 11,1-45)

1 Era allora malato un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella. 2 Maria era quella che aveva cosparso di olio profumato il Signore e gli aveva asciugato i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. 3 Le sorelle mandarono dunque a dirgli: “Signore, ecco, il tuo amico è malato”. 4 All'udire questo, Gesù disse: “Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, perché per essa il Figlio di Dio venga glorificato”. 5 Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro. 6 Quand'ebbe dunque sentito che era malato, si trattenne due giorni nel luogo dove si trovava. 7 Poi, disse ai discepoli: “Andiamo di nuovo in Giudea!”. 8 I discepoli gli dissero: “Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?”. 9 Gesù rispose: “Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; 10 ma se invece uno cammina di notte, inciampa, perché gli manca la luce”. 11 Così parlò e poi soggiunse loro: “Il nostro amico Lazzaro s’è addormentato; ma io vado a svegliarlo”. 12 Gli dissero allora i discepoli: “Signore, se s’è addormentato, guarirà”. 13 Gesù parlava della morte di lui, essi invece pensarono che si riferisse al riposo del sonno. 14 Allora Gesù disse loro apertamente: “Lazzaro è morto 15 e io sono contento per voi di non essere stato là, perché voi crediate. Orsù, andiamo da lui!”. 16 Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse ai condiscepoli: “Andiamo anche noi a morire con lui”. 17 Venne dunque Gesù e trovò Lazzaro che era già da quattro giorni nel sepolcro. 18 Betània distava da Gerusalemme meno di due miglia 19 e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria per consolarle per il loro fratello. 20 Marta dunque, come seppe che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. 21 Marta disse a Gesù: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! 22 Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà”. 23 Gesù le disse: “Tuo fratello risusciterà”. 24 Gli rispose Marta: “So che risusciterà nell'ultimo giorno”. 25 Gesù le disse: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; 26 chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?”. 27 Gli rispose: “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo”. 28 Dopo queste parole se ne andò a chiamare di nascosto Maria, sua sorella, dicendo: “Il Maestro è qui e ti chiama”. 29 Quella, udito ciò, si alzò in fretta e andò da lui. 30 Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. 31 Allora i Giudei che erano in casa con lei a consolarla, quando videro Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono pensando: “Va al sepolcro per piangere là”. 32 Maria, dunque, quando giunse dov'era Gesù, vistolo si gettò ai suoi piedi dicendo: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!”. 33 Gesù allora quando la vide piangere e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente, si turbò e disse: 34 ”Dove l’avete posto?”. Gli dissero: “Signore, vieni a vedere!”. 35 Gesù scoppiò in pianto. 36 Dissero allora i Giudei: “Vedi come lo amava!”. 37 Ma alcuni di loro dissero: “Costui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche far sì che questi non morisse?” 38 Intanto Gesù, ancora profondamente commosso, si recò al sepolcro; era una grotta e contro vi era posta una pietra. 39 Disse Gesù: “Togliete la pietra!”. Gli rispose Marta, la sorella del morto: “Signore, già manda cattivo odore, poiché è di quattro giorni”. 40 Le disse Gesù: “Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?”. 41 Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: “Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato. 42 Io sapevo che sempre mi dai ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato”. 43 E, detto questo, gridò a gran voce: “Lazzaro, vieni fuori!”. 44 Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario. Gesù disse loro: “Scioglietelo e lasciatelo andare”.45 Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di quel che egli aveva compiuto, credettero in lui.

Breve esegesi
 
Gesù con i suoi si avvia verso Gerusalemme, l’ultima tappa del suo percorso terreno, per il compiersi della sua ora: offrire la sua vita sull’altare della croce e risorgendo vincere la morte. I suoi vogliono distoglierlo e Tommaso, senza il ritenuto incredulo per antonomasia, stigmatizzato tale tuttora dal popolo di Dio, dice ai suoi: “Andiamo a morire con lui”. Gesù, venuto a conoscenza della gravità del male di Lazzaro afferma che tale evento è per la manifestazione della gloria di Dio. Marta va incontro a Cristo e gli dice: “Se tu fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto”. Gesù le chiede una affermazione di fede in lui: ”Io sono la resurrezione e la vita”. “Questa morte è per la gloria di Dio”, ha l’evidente scopo di preparare la motivazione dell’imminente ora della sua morte e glorificazione. Lazzaro è figura della morte e resurrezione di Cristo. Avviandosi verso il sepolcro si commuove e scoppia in pianto. L’umanità di Gesù si manifesta in questa commozione, per l’amicizia che nutriva per Maria, Marta e Lazzaro. I giudei constatano l’amore amicale che aveva per lui. In Lazzaro esci fuori e con la preghiera rivolta al Padre vi è tutta la potenza della sua divinità e la prefigurazione della sua resurrezione. 

Meditazione pregata

Cristo Gesù, hai chiamato al tuo seguito gli apostoli, di questi ne hai scelto tre, Pietro, Giacomo e Giovanni, i tuoi amici, con cui hai condiviso i momenti più intimi della missione. Hai anche coltivato una personale amicizia con Maria, Marta e Lazzaro. Un’amicizia che ha trovato nell'attrazione della tua parola, il dispiegamento del tuo Regno, la condivisione della mensa nella loro casa e il tuo cuore di amico. Parola e mensa, figure dell’Eucarestia. Hai preavvertito la morte del tuo amico Lazzaro e ti sei incamminato verso la sua casa e ai tuoi discepoli hai partecipato che avrebbero visto l’opera di Dio. Marta ti è venuta incontro e ha affermato che se Tu fossi stato presso Lazzaro, suo fratello non sarebbe morto. E Tu, Cristo Signore, le hai chiesto una esplicita dichiarazione di fede. Marta ha affermato di credere che Tu sei la resurrezione e la vita e Tu hai ridato la vita a Lazzaro, risuscitandolo da morte. Come Marta, vorremmo anche noi dirti che sei la nostra vita, che la nostra speranza è posta in te, alimentata da te. Il Vangelo che hai annunziato dà senso e spessore al nostro pensare, parlare e agire; ci pone in continuo confronto con la mentalità, la cultura di questo mondo e dà la gioia nello spirito per “aver scelto la parte migliore”, con l’appartenenza al tuo Regno. La fede e la comunione con il Padre che hai condiviso con Maria, Marta e Lazzaro ha costituito il senso dell’amicizia, che ti ha portato a piangere davanti al sepolcro. Hai dato spessore e senso al modo di intrattenere un rapporto di amicizia, tanto da affermare che “nessuno ama più di colui che dà la vita per i suoi amici”. L’amicizia, nata e generata dal comune incontro con te, ha una profondità del sentire, genera condivisione di vita nello Spirito, aiuta ad alimentare la vita in te, rendendoti presente tra noi, come hai promesso.

Per la vita 

Nell'atto di fede affermiamo di credere nella vita del mondo che verrà e nella resurrezione dei morti. La resurrezione di Lazzaro è figura di questa verità di fede. Quanto questa fede è radicata in te e quanti dubbi insorgono? La condizione umana, la sua fragilità non è propensa per natura ad attese ultraterrene. Solo un radicamento nella fede in Cristo, un coltivare la vita nello spirito, ci aprono sipari e orizzonti in quella vita eterna che è vita divina del già e non ancora. In questo episodio vi è tutta la ricchezza e la potenza umana e divina di Gesù. Intensa la sua amicizia con Maria, Marta e Lazzaro, tanto da frequentare la loro casa e trovare Maria posta in ascolto ai suoi piedi e Marta ad attendere alle faccende domestiche per onorare l’ospite. In Marta e Maria i santi mistici: Maria Maddalena, Teresa ed Edith Stein hanno intravisto l’esperienza di fede nella vita contemplativa e attiva: “Sono come le due sorelle che vivono nella stessa casa”. Il pianto di commozione di Gesù dinanzi al sepolcro evidenzia l’intensità della benevolenza amicale. Gesù si commuove e piange per l’amico e le amiche. Quali le motivazioni per far nascere e alimentare un’amicizia? Quanto conta la sintonia spirituale, morale, ecclesiale?


sabato 25 marzo 2017

Lectio Divina - IV Domenica di Quaresima


La Lectio Divina è tratta dal libro
"Lectio Divina(2016), Ed. Vita Carmelitana
P. Anastasio Francesco Filieri O Carm
Commento filatelico dell'Avv.to Francesco Gatto





IV Domenica di Quaresima - Anno A 
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv. 9,1-41)
1 Passando vide un uomo cieco dalla nascita 2 e i suoi discepoli lo interrogarono: “Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?”. 3 Rispose Gesù: “né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio. 4 Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più operare. 5 Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo”. 6 Detto questo sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco 7 e gli disse: “Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe (che significa Inviato)”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. 8 Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, poiché era un mendicante, dicevano: “Non è egli quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?”. 9 Alcuni dicevano: “È lui”; altri dicevano: “No, ma gli assomiglia”. Ed egli diceva: “Sono io!”. 10 Allora gli chiesero: “Come dunque ti furono aperti gli occhi?”. 11 Egli rispose: “Quell'uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: Va’ a Sìloe e lavati! Io sono andato e, dopo essermi lavato, ho acquistato la vista”. 12 Gli dissero: “Dov'è questo tale?”. Rispose: “Non lo so”. 13 Intanto condussero dai farisei quello che era stato cieco: 14 era infatti sabato il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. 15 Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come avesse acquistato la vista. Ed egli disse loro: “Mi ha posto del fango sopra gli occhi, mi sono lavato e ci vedo”. 16 Allora alcuni dei farisei dicevano: “Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato”. Altri dicevano: “Come può un peccatore compiere tali prodigi?”. E c’era dissenso tra di loro. 17 Allora dissero di nuovo al cieco: “Tu che dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?”. Egli rispose: “È un profeta!”. 18 Ma i Giudei non vollero credere di lui che era stato cieco e aveva acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. 19 E li interrogarono: “È questo il vostro figlio, che voi dite esser nato cieco? Come mai ora ci vede?”. 20 I genitori risposero: “Sappiamo che questo è il nostro figlio e che è nato cieco; 21 come poi ora ci veda, non lo sappiamo, né sappiamo chi gli ha aperto gli occhi; chiedetelo a lui, ha l’età, parlerà lui di se stesso”. 22 Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. 23 Per questo i suoi genitori dissero: “Ha l’età, chiedetelo a lui!”. 24 Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: “Dà gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore”. 25 Quegli rispose: “Se sia un peccatore, non lo so; una cosa so: prima ero cieco e ora ci vedo”. 26 Allora gli dissero di nuovo: “Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?”. 27 Rispose loro: “Ve l’ho già detto e non mi avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?”. 28 Allora lo insultarono e gli dissero: “Tu sei suo discepolo, noi siamo discepoli di Mosè! 29 Noi sappiamo infatti che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia”. 30 Rispose loro quell'uomo: “Proprio questo è strano, che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. 31 Ora, noi sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma se uno è timorato di Dio e fa la sua volontà, Egli lo ascolta. 32 Da che mondo è mondo, non s’è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. 33 Se costui non fosse da Dio, non avrebbe potuto far nulla”. 34 Gli replicarono: “Sei nato tutto nei peccati e vuoi insegnare a noi?”. E lo cacciarono fuori. 35 Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori, e incontratolo gli disse: “Tu credi nel Figlio dell’uomo?”. 36 Egli rispose: “E chi è, Signore, perché io creda in lui?”. 37 Gli disse Gesù: “Tu l’hai visto: colui che parla con te è proprio Lui”. 38 Ed egli disse: “Io credo, Signore!”. E gli si prostrò innanzi. 39 Gesù allora disse: “Io sono venuto in questo mondo per giudicare, perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi”. 40 Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: “Siamo forse ciechi anche noi?”. 41 Gesù rispose loro: “Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane”.

Breve esegesi

Nella festa delle capanne, delle luci, del Chanukka, il candelabro ebraico a sette bracci, Gesù proclama nel tempio:“Io sono la luce del mondo”. A questa autorivelazione di essere lui la luce si contrappongono le tenebre del mondo giudaico, che configurava il male, fisico o altro, come conseguenza del male commesso, del peccato; mentre i beni, la ricchezza, sono segno della benevolenza di Dio per il giusto. Nel giorno del riposo sabbatico e nella festa delle capanne Gesù guarisce un cieco nato. Fa del fango con la saliva, lo spalma sugli occhi, ridandogli la vista. Viene giudicato un peccatore, perché non osservante la legge di Dio del riposo sabbatico. Per i farisei “la legge non è per l’uomo, ma l’uomo per la legge”. Il cieco nato afferma agli osservanti farisei: colui che lo ha guarito è da Dio, è un profeta. Se fosse un peccatore non avrebbe avuto il potere di guarirlo. Replica piccata dei giudei:”Sei un peccatore e vuoi insegnare a noi”? Come tale lo cacciano. E’ nato cieco e si è trovato in un mondo di ciechi. Gesù lo rincontra e richiede la fede nel Figlio dell’uomo. Gesù è venuto nel mondo perché coloro che non vedono vedano e coloro che vedono diventino ciechi. Stigmatizza così la cecità dei giudei. 

Meditazione pregata

Cristo Gesù, una malsana concezione giudaica, espressa da scribi e farisei, che si ritenevano giusti, ha fatto ritenere i mali, cui è soggetto l’uomo per la sua creaturalità, come derivanti dai suoi peccati. Incontrato un cieco, i tuoi discepoli, soggetti alla cultura giudaica, ti hanno chiesto se il peccato fosse suo o dei suoi genitori. Cristo Signore, quante false manipolazioni della legge di Dio hai riscontrato in quanti detenevano il potere religioso sul popolo, nei suoi maestri e nei loro discepoli. Succede anche oggi nella tua Chiesa, dove è fenomeno istituzionalizzato la ricerca dei posti di responsabilità, per la propria gratificazione e affermazione, dimenticando il tuo insegnamento impostoci con la lavanda dei piedi ai discepoli. Difficile non sottrarsi alla mentalità del mondo. La tua risposta, Cristo Signore, ha aperto orizzonti nuovi alla mentalità dei tuoi discepoli: nessuno ha peccato, in lui si manifesterà l’opera di Dio. Da peccatore il cieco è divenuto opera della misericordia di Dio. Hai preso saliva e fango, Cristo Signore, unto i suoi occhi e lo hai mandato a lavarsi nella piscina di Siloe, ove ha visto la vita che lo circondava. Hai operato questo segno di sabato, giorno in cui ogni pio giudeo ricorda e contempla il creato, opera delle tue mani; ma occhi ciechi ti hanno maledetto, perché hai trasgredito la legge del loro piccolo dio, hai guarito invece di riposare. Quante assurdità contro l’uomo, giustificate dalla falsa fedeltà al Signore Dio: condanne a morte di eretici, guerre di religione, assoggettamenti di popoli ritenuti incivili. I farisei ti hanno anche tolto la patente di profeta, quale trasgressore della legge di Dio: “Che cosa è l’uomo perché te ne ricordi, eppure lo hai fatto poco meno degli angeli”. Togli dal nostro cuore, Signore, ogni pregiudizio, apri i nostri occhi per riconoscere la dignità di cui ci hai rivestiti, senza distinzione di persone, di popoli, di religione. Siamo tutti opera delle tue mani. 

Per la vita

Nella veglia pasquale il cero irrompe nelle tenebre della chiesa e il diacono canta:”Lumen Cristi”. L’espressione latina è pregnante perché Cristo è lampada che illumina. Noi siamo illuminati dalla sua luce e diveniamo luce agli occhi degli uomini: “Perché vedano le vostre buone opere e rendano gloria al Padre”. Cristo è luce attiva, noi passiva, siamo da lui illuminati. Nel dare la candela accesa al padre del battezzato il sacerdote dice “Perché illuminato da Cristo, viva sempre come figlio della luce”. Quanto ti fai illuminare da Cristo e quanto sei luce agli altri? La guarigione del cieco ha una finalità evangelica e pedagogica, segno della sua potenza, che è da Dio, per cui opera i segni, Lui la luce vera che illumina ogni uomo. Tutta la contrapposizione tra il cieco e i giudei trova motivazione nello scardinare le verità incrostate e assolutizzate della legge di Dio, per dare la vista all'uomo e verità alla sapienza che è da Dio. La sapienza evangelica illumina la tua esistenza? Quanto la tua vita è illuminata da Cristo, dalle beatitudini, per i tuoi comportamenti: sei mite, operatore di pace, giusto, misericordioso, puro di cuore? La tua vita è testimonianza di luce per altri?


sabato 18 marzo 2017

Lectio Divina - III Domenica di Quaresima


La Lectio Divina è tratta dal libro
"Lectio Divina(2016), Ed. Vita Carmelitana
P. Anastasio Francesco Filieri O Carm
Commento filatelico dell'Avv.to Francesco Gatto




III Domenica di Quaresima - Anno A
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv. 4,5-42)


5 Giunse pertanto ad una città della Samarìa chiamata Sicàr, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: 6 qui c’era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno. 7 Arrivò intanto una donna di Samarìa ad attingere acqua. Le disse Gesù: “Dammi da bere”. 8 I suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di cibi. 9 Ma la Samaritana gli disse: “Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?”. I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani. 10 Gesù le rispose: “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu stesso gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva”. 11 Gli disse la donna: “Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest’acqua viva ? 12 Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge ?”. 13 Rispose Gesù: “Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; 14 ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna”. 
15”Signore, gli disse la donna, dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua”. 16 Le disse: “Va’ a chiamare tuo marito e poi ritorna qui”. 17 Rispose la donna: “Non ho marito”. Le disse Gesù: “Hai detto bene “non ho marito”; 18 infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero”. 19 Gli replicò la donna: “Signore, vedo che tu sei un profeta. 20 I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare”. 21 Gesù le dice: “Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. 22 Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. 23 Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. 24 Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità”. 25 Gli rispose la donna: “So che deve venire il Messia (cioè il Cristo): quando egli verrà, ci annunzierà ogni cosa”. 26 Le disse Gesù: “Sono io, che ti parlo”. 27 In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che stesse a discorrere con una donna. Nessuno tuttavia gli disse: “Che desideri?”, o: “Perché parli con lei?”. 28 La donna intanto lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente: 29”Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?”. 30 Uscirono allora dalla città e andavano da lui. 31 Intanto i discepoli lo pregavano: “Rabbì, mangia”. 32 Ma egli rispose: “Ho da mangiare un cibo che voi non conoscete”. 33 E i discepoli si domandavano l’un l’altro: “Qualcuno forse gli ha portato da mangiare?”. 34 Gesù disse loro: “Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera.

 35 Non dite voi: Ci sono ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: Levate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. 36 E chi miete riceve salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché ne goda insieme chi semina e chi miete. 37 Qui infatti si realizza il detto: uno semina e uno miete. 38 Io vi ho mandati a mietere ciò che voi non avete lavorato; altri hanno lavorato e voi siete subentrati nel loro lavoro”. 39 Molti Samaritani di quella città credettero in lui per le parole della donna che dichiarava: “Mi ha detto tutto quello che ho fatto”. 40 E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregarono di fermarsi con loro ed egli vi rimase due giorni. 41 Molti di più credettero per la sua parola 42 e dicevano alla donna: “Non è più per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo”.


Breve esegesi 
I samaritani erano ritenuti scismatici e bastardi perché si erano uniti in matrimonio con i pagani. Erano stati allontanati da Gerusalemme dopo che, di ritorno dall'esilio in Babilonia, il popolo si costituì in “stirpe eletta”. Connotazione primaria del giudaismo. A un’ora insolita, dimostrando la sua spregiudicatezza, una donna si reca al pozzo e incontra Gesù che le chiede da bere, affermando di essere Lui fonte eterna di acqua viva. La samaritana ridicolizza l’affermazione di Gesù, che le svela di essere a conoscenza dei cinque mariti che ha avuto e di contro la samaritana afferma essere Lui un profeta. L’approccio di Gesù è di colui che svela e salva. Nella contesa tra il tempio di Gerusalemme e Corazim, Gesù afferma la trascendenza di Dio, da adorare in spirito e verità e le svela di essere Lui il Messia. Gli apostoli, di ritorno, si meravigliano nel vedere Gesù, in solitario, parlare con una donna. Per i giudei era modo di acquisire una impurità. Lo invitano a mangiare, ma lui ribatte: “Mio cibo è fare la volontà del Padre”. La donna annunzia ai suoi di aver incontrato il Messia, si fa messaggera. A nessuno, in qualunque stato di peccato e a nessun popolo, è preclusa la salvezza.

Meditazione pregata 
Ha perenne sete di te, Signore, l’anima di quanti ti hanno incontrato e hanno ascoltato la tua parola. La tua parola penetra l’anima, sconvolge il vissuto di chi ti incontra e dona quella pace che sorpassa l’umano sentire e ci fa entrare nella trascendenza, da cui non è facile distaccarsi. Ne ha fatto piena esperienza Maria, la sorella di Marta, che era ai tuoi piedi, totalmente assorta nell'ascoltarti, tanto da dimenticare l’affanno della sorella. Hai affermato che Marta ha scelto la parte migliore, la stessa che ha scelto la Samaritana nel riconoscerti. Quest’ultima ha gridato al mondo che sei un profeta, uno che parla in nome di Dio, senza sapere che era con Dio. 

L’hai pian piano portata a uscire dal suo mondo fatto di intrighi amorosi, di donna che ha il sopravvento sugli uomini, fino a deriderli; donna che disserta con te circa il tempio ove adorare Dio. Man mano le sue resistenze hanno ceduto. Hai affermato che Dio va adorato in spirito e verità e non nel campanile del proprio tempio. All'ultima resistenza le hai svelato la sua condizione amorosa. E lei ha tolto ogni velo di resistenza. Ha riconosciuto di aver incontrato un uomo di Dio, un profeta, uno che è verità e disvela la vita di ogni uomo. Cristo Signore, eri presso il pozzo perché avevi sete, sete di anime da offrire all'adorazione del Padre. Sulla croce hai emesso un grido: “Ho sete”. L’umile suora di Calcutta di questo tuo grido ha fatto un programma di vita, per restituire vita a chi non era più dato di vivere, agli abbandonati a se stessi e senza dignità umana. Agli ultimi raccolti lungo la strada, dietro il tuo grido assetato, ha restituito a tanti la dignità dei figli di Dio. E ti ringrazio, Signore, per avermi dato di vedere tutto questo con i miei occhi in quella Calcutta, ridotta a sofferenza disumana. Tu sei venuto tra noi e, a chi ti ha incontrato, hai dato di avere sete di te. 

Per la vita 
Il racconto si presta ad essere uno degli incontri più significativi della missione evangelica di Cristo Messia. Gesù e la samaritana rompono tutti e due gli schemi tradizionali, per un incontro in cui è svelato il mistero di Gesù: fonte eterna di acqua viva, cui abbeverarsi. Ogni movenza e reciproca affermazione si presta ad approfondimenti. La samaritana è donna che salta ogni prescrizione giudaica e le tradizionali consuetudini femminili. Non al vespro, come tutte le fanciulle, anche per incrociarsi con giovani, ma in pieno giorno va al pozzo e l’incontro, come avviene con Gesù, è di ridicolizzare con ironia gli uomini. Gesù si rivela alla donna: “Se tu conoscessi il dono di Dio”. Gesù cerca la pecorella smarrita per riportarla nell'ovile di Dio. Lo svelamento della sua condizione morale e matrimoniale porta la samaritana ad affermare di trovarsi di fonte a un profeta. Nel ritorno gli apostoli rimangono scandalizzati nel vederlo incontrare e parlare con una donna sola. Nel conferire il pane da mangiare Gesù afferma che il suo cibo è fare la volontà del Padre. Con persone più o meno spregiudicate quale impatto hai, sai usare prudenza e sapienza o soltanto le rigetti? Sai portare altri a salvezza?